le lenti di Gramsci

sabato 5 maggio 2018

RIBALTIAMO (a Dareen Tatour)


l’idea, già di per se’ farlocca, di far partire il giro, che è d’Italia, da un paese estero. In più il paese estero è Israele, paese avamposto dell’imperialismo in Medio Oriente, i cui governi sono attualmente responsabili della deportazione e repressione dei diritti del popolo palestinese. Facciamo conoscere al mondo la realtà dell’occupazione israeliana, e a voi, che alzate quella stridula voce con le parole “diritti umani” a senso unico, dedichiamo i versi della poetessa Dareen Tatour, condannata al carcere dallo squadrismo armato di giudici servi del potere sionista, per una poesia. Questa: «Resisti, mio popolo, resistigli, resisti ai furti dei coloni e segui il corteo dei martiri».


 UNA POETESSA DIETRO LE SBARRE 
di Dareen Tatour
Traduzione dall’arabo di Hadam Oudghiri
In carcere, ho visto prigionieri /non schedati: non si riesce a contarli.../ C’è l'assassino e il criminale,/ il ladro e il bugiardo, /l’onesto e il miscredente, / il confuso e lo smarrito, / l’affamato e il malfattore. /E poi ci sono gli ammalati di patria, / appena usciti dal grembo del dolore, / hanno vissuto ogni ingiustizia:/ violata, la loro innocenza dall’infanzia, /devastati dalla tirannia del mondo. Sono cresciuti.../anzi, sono cresciute le loro sventure /rese enormi dalla repressione. / Sono la rosa in un terreno di sale, / hanno abbracciato l'amore senza paura, /colpevoli solo di aver detto: /“Amiamo la patria senza alcun limite”. / Non conosceranno mai la loro colpa .../ poiché l’amore è il loro crimine /e per gli innamorati, la prigione è il destino. /Ho interrogato la mia anima,/ fra dubbio e sbalordimento:/ “Qual è il tuo crimine, anima mia?”. /Non lo so ancora. / Ho fatto una cosa sola:/ svelare i miei pensieri, /scrivere di questa ingiustizia .../ tracciare con l’inchiostro i miei sospiri .../Ho scritto una poesia.../ La colpa ha vestito il mio corpo,/ dalla punta dei piedi al capo. /Sono una poetessa in prigione,/una poetessa dalla terra dell’arte. /Sono accusata per le mie parole. /Lo strumento del delitto è la mia penna; /l'inchiostro, sangue dei sentimenti, l’impronta /che testimonia contro di me ... /Ascolta, o mio destino, o vita mia, /la condanna del giudice: /la mia poesia è sotto accusa, /la mia poesia è un crimine. /Nel Paese della libertà/ il carcere è il destino dell'artista.
2 novembre 2015
(Jalamah, Il giorno in cui ho ricevuto l’atto d'accusa)

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