le lenti di Gramsci

venerdì 5 gennaio 2018

Potere al Popolo sull'Ilva: ripubblicizzazione per lavoro, salute ed ambiente


Solo il controllo popolare può respingere i ricatti per il profitto e coniugare lavoro, salute ed ambiente

La questione Ilva è una bomba a orologeria pronta a esplodere. I governi Letta-Renzi-Gentiloni non hanno realizzato né il risanamento ambientale né il rilancio dell’azienda. Hanno lasciato invece che Ilva fallisse per poi svenderla al miglior offerente. Con i decreti “salva Ilva” hanno schiacciato la democrazia, rendendo impotenti gli enti locali e le organizzazioni dei cittadini e concentrando tutto il potere nelle mani del governo e dei suoi commissari. Oggi il governo agita il ricatto occupazionale: o si accettano le condizioni di Arcelor Mittal oppure salta tutto, e 15 mila lavoratori rischiano il posto. Ma i ricatti ci hanno stancato. Taranto non vuole più scegliere fra salute e lavoro. La vera scelta è fra il profitto di una multinazionale e i diritti di tutti, dentro e fuori la fabbrica. Dobbiamo essere uniti, come un solo popolo, per conquistare ciò che ci spetta.
1) Eliminazione del danno sanitario. La tutela della salute è una priorità assoluta. L’Ilva così com’è non può più esistere. Una Valutazione del Danno Sanitario preventiva deve definire i tetti massimi di produzione e le trasformazioni del processo produttivo necessari ad azzerare i rischi per la salute. Il Piano industriale deve adeguarsi rigorosamente a queste condizioni. In ogni caso, l’area a caldo va rottamata e sostituita con tecnologie innovative; i parchi minerali vanno eliminati; le attività più pesanti vanno dislocate a distanza dal centro abitato. Se lo stabilimento non sarà adeguato a queste condizioni in tempi stretti, la chiusura resterà la sola ipotesi possibile e opportuna. 
2) Potenziamento dei servizi sanitari locali. Il territorio è impreparato a fronteggiare l’emergenza sanitaria, anche a causa dei tagli alla sanità pubblica imposti negli ultimi anni dal governo e dalla Regione. Vanno ripristinati i servizi soppressi e va realizzato un polo oncologico pubblico. 
3) Una solida alternativa economica. I tanti disoccupati e precari del territorio hanno bisogno di lavoro stabile e ben retribuito. E’ necessario superare la monocultura dell’acciaio attraverso investimenti pubblici nella bonifica e nella manutenzione del territorio; nella riorganizzazione dell’agricoltura su basi cooperative; nella valorizzazione del patrimonio artistico, culturale e paesaggistico. 
4) Garanzia dei redditi e della salute dei lavoratori. La trasformazione dello stabilimento non deve generare nessun esubero; tutti devono essere preservati dagli inquinanti e lavorare in sicurezza. Per questo è necessario ridurre l’orario di lavoro (a parità di salario), abbassare l’età pensionabile e garantire un controllo operaio sull’organizzazione del lavoro. Per realizzare queste condizioni serve un Piano di riconversione, da elaborare con la partecipazione democratica dei cittadini, dei lavoratori, delle migliori competenze in campo sanitario, ambientale e industriale. Ma è anche necessario impedire la svendita a Mittal. Il suo piano ambientale non prevede nessuna delle condizioni necessarie a rendere innocuo lo stabilimento. Con la privatizzazione di Ilva rimarrebbe un danno sanitario inaccettabile, che costringerebbe la magistratura a nuovi interventi. Ilva deve essere di proprietà pubblica, e sottoposta a controllo popolare. Un futuro migliore per tutti è possibile. Per realizzarlo dobbiamo sbarazzarci dei ricatti e lottare insieme. Potere al Popolo è a disposizione di chiunque non ne può più di subire. Le prossime elezioni possono essere il momento per iniziare a riprenderci quello che ci spetta: salute, lavoro, democrazia.



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