le lenti di Gramsci

mercoledì 5 luglio 2017

I temi educativi sostenuti da Lenin (franco cambi): pratiche pedagogiche nell'edificazione socialista in URSS (1917/1936)


I temi educativi sostenuti da Lenin furono alla base delle realizzazioni scolastiche del primo periodo post-rivoluzionario in Russia, che va dal 1917 al 1930. In questi anni caratterizzati da un forte entusiasmo costruttivo e da una volontà di profondo rinnovamento delle istituzioni, per merito di vari pedagogisti, ma soprattutto di Anatolij Vasilevič Lunačarskij (1875-1933) e di Nadežda Konstantinovna Krupskaja (1869-1939), moglie di Lenin, si viene compiendo un aggiornamento pedagogico e didattico, collegandosi in particolare all’esperienza della «scuola del lavoro» di Kerschensteiner. Venne così realizzata quella «scuola unica del lavoro» che, marxianamente, ricongiungeva lavoro intellettuale e manuale (produttivo), che si afferma come una scuola «di cultura generale e politecnica», fondata sull’unione di lavoro, natura e società. Tuttavia raramente si riuscì ad andare oltre una organizzazione del lavoro artigianale (falegnameria o cucito) e non fu possibile unificare realmente il lavoro intellettuale con quello produttivo, in modo da mettere in esecuzione i principi cardinali della teoria marxista. Le conquiste furono raggiunte piuttosto nella battaglia contro la vecchia scuola: furono aboliti il suo contenuto religioso e nazionalistico, i suoi metodi d’insegnamento ed i suoi libri di testo, anche se, in questo campo, si dovettero correggere spesso tendenze estremistiche che esaltavano una esclusiva finalità pratica dell’istruzione oppure che valorizzavano la comune-scuola (una scuola-fabbrica in miniatura) dove il lavoro produttivo era posto al centro del processo formativo. Con l’avvio del primo piano quinquennale anche le prospettive della scuola mutano: ritorna in auge il lavoro culturale e vengono varati nuovi programmi che limitano sensibilmente il ruolo del lavoro. Con l’avvento di Stalin al potere si ha un più deciso richiamo alla priorità del momento culturale nell’istruzione, si esige, contro ogni forma di estremismo, una più sistematica conoscenza delle scienze. Ciò condusse ad una riorganizzazione della scuola secondo principi più tradizionali (divisione in classi, ripristino delle «lezioni», di orari e programmi, uso di manuali, voti e disciplina) e ad un ripudio radicale di ogni forma di «attivismo». Nel 1934 la scuola veniva riorganizzata in un corso elementare di quattro anni, in un corso medio incompleto (di sette anni) o completo (di dieci anni), venivano inoltre mantenute scuole «professionali», ma scompariva la centralità del lavoro di fabbrica. Nel 1936 fu condannata la «pedologia», che tendeva ad elaborare una teoria pedagogica, al tempo stesso, a base materialistica ed attivistica e che aveva riscosso ampie adesioni nel mondo pedagogico, per i suoi richiami alla specifica natura del fanciullo e agli studi di psicologia infantile.

estratto da Franco Cambi, Manuale di storia della pedagogia, Feltrinelli ed., 2003 -- par. Modelli di pedagogia marxista (1900/1945)

       

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