le lenti di Gramsci

domenica 20 maggio 2018

Potere nelle fabbriche e identità di classe


TEMPI MODERNI? NO, TEMPO ANTICO A TARANTO.
Potere nelle fabbriche e identità di classe
Taranto riconquista le prime pagine di tutti gli organi di informazione locali e nazionali. Ha suscitato grande emozione la morte di un giovane operaio di 28 anni, pari a quella, l’altro giorno, di un anziano lavoratore di 67 anni che è caduto da un' impalcatura…l’età sorprende in entrambi i casi. Queste non sono “morti bianche” ma omicidi sul lavoro. Ieri l’operaio lavorava su un impianto “fermo” che doveva essere in “sicurezza”. Ribadiamo ancora una volta che non è mai fatalità! Affermiamo con certezza che non basta cercare solo nella catena di comando le responsabilità e magari partendo sempre da una velata allusione della corresponsabilità del lavoratore. E’ invece nella organizzazione del lavoro che va cercata la soluzione delle tragedie. E’ lì che la proprietà oggi esprime il suo ruolo totalizzante nell’ubbidire ad un mercato senza regole ed utilizzando il ricatto di un misero salario e la vita stessa dei lavoratori. I problemi attuali aumenteranno con la nuova proprietà che incombe, e che prevede anche una gestione diversa tra i reparti di lavorazione nel ciclo produttivo mettendoli in competizione tra loro. Tempi moderni? No antichi! Ci adeguiamo in un mondo produttivo livellato al massimo sfruttamento dei lavoratori. Oggi si proclamerà uno sciopero nazionale sulla sicurezza del lavoro da parte dei maggiori sindacati ma non basta! Loro hanno una storica inadeguatezza nel livello dello scontro attuale che ribadiamo essere antico nei contenuti. Il passato insegna che occorre cambiare il modo di lavorare ed il controllo deve essere diretto da parte dei lavoratori sull’intero ciclo produttivo. Il potere nelle fabbriche va riconquistato con l’Identità di una classe che oggi drammaticamente è assente. I comunisti vengono da lontano e vogliono andare lontano, verso una economia ed una società diversa, a misura d’uomo e non del profitto. Non basta il cordoglio per l’ennesima vittima ma l’impegno per un radicale cambiamento.

Giancarlo Girardi -- Comitato Cittadino PCI Taranto



SPREAD BANG



a grande richiesta dei poteri forti viene richiamato lo SPREAD, il proiettile ad orologeria che le oligarchie eurocrati riservano a coloro che potrebbero mettere in discussione gli assetti capitalistico-finanziari di questa parte dell’occidente. Ma voi immaginate cosa accadrebbe se la pur debole democrazia rappresentativa portasse un domani ad un governo di sinistra, magari guidato dalla sinistra di classe? Capite ora il Venezuela? 🇻🇪
La diarchia demo/populista andrebbe invece, su questo, incalzata: siete davvero capaci di ricollocare l’Italia in un diverso scenario internazionale (Russia, paesi BRICS), a rinegoziare seriamente il debito, di riprendere un briciolo di sovranità nazionale? e il sistema pensionistico, dell’imposizione fiscale, dell’istruzione, della sanità e dei servizi essenziali del Welfare?
La sinistra di classe (e i comunisti in essa) deve ripartire dalle contraddizioni sociali che il prossimo governo legastellato inevitabilmente allarghera’: a partire dalle mobilitazioni, sempre più estese e combattive, contro la TAV, il TAP e l’Ilva di Taranto. Solo l’organizzazione di una forte opposizione sociale crea le premesse per una forte sinistra di classe, non i giochini politici e le discussioni sterili.

(fe.d.)

sabato 19 maggio 2018

La sovranità monetaria è una battaglia di sinistra

Debito. La categoria «sovranità» era emersa negli incontri internazionali di Porto Alegre, declinata come sovranità alimentare, energetica e, appunto, anche monetaria


Tonino Perna su Il Manifesto, 19/05/2018

Ha ragione Luigi Pandolfi a denunciare il fatto che l’opposizione alle politiche di austerity le abbiamo lasciate in mano alla destra fascistoide. Non basta che esponenti della sinistra radicale ogni tanto alzino la voce contro queste politiche.
Bisognerebbe anche trovare delle alternative credibili e praticabili.
Certamente, come viene suggerito nell’articolo citato, si potrebbe sterilizzare una parte del debito pubblico trasformato i titoli di Stato in possesso della Banca d’Italia in titoli “irredimibili”, ma questa operazione non è una passeggiata come dimostra la storia europea e italiana, perché colpisce la credibilità di uno Stato e la fiducia dei risparmiatori e investitori. Insomma, è una questione da approfondire, ma non è l’unica soluzione per uscire da questa situazione insostenibile e da rapporti di forza asimmetrici.
E questo è il punto: quando si parla di rivedere i Trattati europei o di sfondare il rapporto Deficit/Pil non si tengono in conto i rapporti di forza realmente esistenti.
Avendo perso i singoli stati europei la possibilità di battere moneta ed essendo costretti ad acquistarla dalle banche private pagando un interesse del 4 per cento (mentre le banche la ricevono dalla Bce a tassi vicino allo zero) uno Stato come il nostro con un debito pubblico che va oltre il 130 per cento del Pil e paga interessi annui legati alla speculazione finanziaria c’è ben poco da fare restando entro questi rapporti di forza asimmetrici.
Si può sbraitare contro i burocrati di Bruxelles quanto si vuole, aumentando per questa via il consenso popolare, ma se si alza lo spread perché “i mercati” puntano a speculare sui nostri titoli di Stato andremo a pagare interessi annui oltre i 70 miliardi attuali e ci avvicineremo al default (Argentina docet).
Un grande intellettuale, oltre che prestigioso sociologo e economista, come Luciano Gallino, nella prefazione ad un volume sulla “Moneta fiscale” curato da Marco Cattaneo, Stefano Sylos Labini, Enrico Grazzini, ha spiegato con estrema chiarezza e precisione come i nostri guai finanziari sono cominciati da quando abbiamo perso la «sovranità monetaria».
Ed essendo uomo di sinistra non avrebbe mai immaginato che in pochi anni avremmo regalato questa battaglia sacrosanta alla destra fascista e sfascista. Non a caso la categoria della «sovranità» era emersa negli incontri internazionali di Porto Alegre declinata come sovranità alimentare, energetica e, per l’appunto, monetaria.
Il movimento no/new global aveva espresso e articolato una critica diretta a questa globalizzazione finanziaria che sottomette al volere del capitale finanziario le stesse istituzioni politiche nazionali e locali. Tra le alternative emerse ci sono le monete locali e, nello specifico caso italiano, quella dei Certificati di Credito Fiscale , detta anche “moneta fiscale” proposta dagli autori qui già richiamati. Con il sostegno scientificamente approfondito da parte di Luciano Gallino e la critica, scontata, dei tecnici della Banca d’Italia e di altri economisti neoliberisti che condividono una visione sacrale del denaro.
Creare una moneta parallela da parte dello Stato, o come la definisce Gallino una forma di “denaro potenziale”, permetterebbe di immettere liquidità nel sistema e far ripartire la domanda aggregata senza aumentare il deficit dello Stato.
Purtroppo, anche a sinistra c’è una parte rilevante che di fronte ad ogni alternativa non ortodossa storce il naso perché ha interiorizzato il culto magico-sacrale del denaro, del novello “vitello d’oro” e le orazioni dei suoi sacerdoti (economisti e speculatori finanziari).
E’ fuorviante dividersi tra rigoristi e sovranisti, la vera divisione passa su chi deve pagare il debito pubblico nel medio periodo e su chi deve ricadere il costo della crisi finanziaria.



venerdì 11 maggio 2018

INTERNAZIONALISMO e/o SOVRANISMO


Sovranismo, globalismo, mondialismo, atlantismo, sono termini in uso alla cultura di destra e rischiano di mistificare i contenuti che ne dovrebbero sviluppare senso e significato. La sinistra di classe ha l'internazionalismo e l'imperialismo come valori fondanti non solo dell'identità politico-culturale, ma della sua prassi militante. Questo però non significa che gli interessi popolari delle singole nazionalità non siano preminenti, in particolar modo la salvaguardia dei livelli raggiunti dalle forze produttive di ogni singolo paese, che dunque deve conservare le proprie prerogative appunto di sovranità, contro l'offensiva delle frazioni dominanti del capitale economico-finanziario. Può esistere, dunque, un "sovranismo" di sinistra? In tempi di governo di unione tra eclettico qualunquismo e demagogia securitaria in nome di un inconseguente sovranismo, appunto di destra, è utile rileggere questa analisi di Francesco Maringiò per l'"Antidiplomatico". (fe.d.)

Costruire un “sovranismo di sinistra”. Primo passo: contribuire ad eliminare il pareggio di bilancio in Costituzione

L’editoriale di Sergio Fabbrini [Italia e Ue, il momento delle scelte strategiche, il Sole24Ore, p.1, 11/03/2018] sul giornale confindustriale è molto interessante. A partire dall’analisi del voto che individua chi ha vinto le elezioni (e per quale ragione principale): «domenica scorsa, più della metà dell’elettorato italiano, [ha] dato il voto a due partiti (5 Stelle e Lega) che avevano un programma (dichiaratamente) sovranista. 

Quelle elezioni, forse per la prima volta, ci hanno consegnato un’Italia politicamente unificata intorno a uno stato d’animo sovranista, rappresentato al nord dal centro-destra a guida leghista e al sud dai 5 Stelle. (…) Si tratta di un voto che esprime la richiesta (da parte di elettorati diversi) di recuperare il controllo su cruciali politiche nazionali, come quella di bilancio e quella migratoria. (…) Il 4 marzo ha portato alla superficie politica una diffusa insicurezza economica (negli elettori del sud) e una altrettanto diffusa insicurezza territoriale (negli elettori del nord). Il sud ha pagato più di altre aree la crisi economica e si è sentito escluso dalla ripresa successiva. Il nord ha subìto più di altre aree l’immigrazione e l’ha percepita come una minaccia identitaria alla propria coesione sociale. 


Il fatto è che entrambe le insicurezze sono state generate da politiche (quella economica e quella migratoria) su cui l’Italia ha competenze e risorse limitate. Si tratta di politiche che vengono decise nel sistema europeo dell’interdipendenza (l’Eurozona nel primo caso, l’Unione europea o Ue nel secondo caso) e non nel sistema nazionale dell’indipendenza».

Finalmente, vengono messi i piedi nel piatto della questione che, per la sinistra di questo paese è spesso un tabù: il tema della difesa degli interessi nazionali. Ovviamente, questo, non è un tema di classe tout court, ma attraversa l’arco destra-sinistra: si può difendere la sovranità nazionale per rafforzare la borghesia nazionale di un paese, oppure per difenderne le forze produttive, il cui sviluppo è imprescindibile per un processo di transizione socialista.


E l’approfondimento della crisi ha maturato nella testa del popolo (meno in quello dei gruppi dirigenti della sinistra politica) l’esigenza di una salvaguardia degli interessi nazionali in tutta Europa: «le forze sovraniste hanno conquistato il 13% degli elettori in Germania (nelle elezioni del 24 settembre scorso) mentre hanno ottenuto più del 50% in Italia (nelle elezioni del 4 marzo scorso)».


L’editorialista del Sole vede una discontinuità tra l’orientamento europeista ed il voto: «secondo un recente policy brief di Eupinions, ben il 66% degli italiani continua a essere favorevole a una maggiore integrazione economica e politica.

Ciò che occorre spiegare è perché quel 66% era superiore di ben 10 punti solamente due anni fa», spiegabile con il sistema intergovernativo. «Il sistema intergovernativo – continua l’editoriale - creato per gestire collegialmente quelle politiche ha finito per generare effetti non previsti (…) [ed] ha finito per creare gerarchie di potere tra i governi nazionali oppure per generare stalli decisionali. Così, nella politica finanziaria, le decisioni prese (stabilità invece che crescita) sono risultate congruenti con gli interessi dei Paesi predominanti oppure, nella politica migratoria, le decisioni che non sono state prese (controllo sovranazionale delle frontiere e dei flussi) hanno favorito i Paesi meno esposti ai processi migratori. In tutti i Paesi europei c’è stata una reazione sovranista per gli effetti della crisi finanziaria e dell’immigrazione». E si aggiunge «l’interdipendenza europea (nelle politiche fiscali o migratorie) non ha portato a un ridimensionamento uniforme delle sovranità nazionali. Infatti, alcuni stati membri (come la Germania) hanno potuto combinare il sostegno alla sovranità europea con la preservazione della propria sovranità nazionale, mentre altri stati membri (come l’Italia) hanno dovuto rinunciare alla seconda per poter fare parte della prima».


Quello che, a mio modesto parere, non viene messo in evidenza è che questo non è un tema che attiene alla “tecnica”, ma alla politica a tutto tondo: l’Unione Europea ed il meccanismo dell’Eurozona non hanno smarrito “l’ispirazione originale”, ma rappresentano proprio l’attuazione del processo di integrazione, basato sul disequilibrio tra aree economiche ed una competizione inter-imperialistica tra i paesi di Kerneuropa (il nocciolo duro attorno all’area del marco tedesco) ed i paesi del sud Europa.
Quello che è colpevolmente mancato in questa campagna elettorale è stata una posizione chiara di sovranismo “di sinistra”, capace di indicare una prospettiva alternativa al paese e di rispondere alle esigenze di insicurezza economica e di insicurezza territoriale.


L’elusione di questo punto è gravida di conseguenze: dall’incapacità di interlocuzione con i vasti settori popolari che oggi hanno appoggiato il M5S e, soprattutto, impedire alcuna connessione sentimentale con le masse popolari che oggi soffrono la crisi.


Per cui, in conclusione, due sono le necessità che vedo di fronte: costruire ed avanzare una linea politica di “sovranismo di sinistra” e partecipare al referendum per l’abrogazione della modifica costituzione che ha introdotto il pareggio di bilancio in costituzione: primo mattone da sfilare per riguadagnare sovranità ed indipendenza nazionale.


(Francesco Maringiò)




giovedì 10 maggio 2018

PER L’ELEZIONE A PRESIDENTE DI CUBA DEL COMPAGNO MIGUEL-DIAZ CANEL




ALL’AMBASCIATA DI CUBA A ROMA
ALL’AMBASCIATORE, COMPAGNO JOSE’ CARLOS RODRIGUEZ RUIZ


Il Partito Comunista Italiano (PCI) invia i suoi più calorosi e fraterni saluti al nuovo Presidente di Cuba, il compagno Miguel-Diaz Canel!

Con lo stesso, profondo, spirito internazionalista il PCI saluta calorosamente il compagno Raul Castro, Segretario Generale del Partito Comunista di Cuba!

La grande e prestigiosa storia del popolo cubano rivoluzionario, della Rivoluzione Cubana, del Partito Comunista di Cuba, del compagno Fidel, di Ernesto “Che” Guevara, di tutti i compagni e le compagne che hanno costruito e vinto coraggiosamente la Rivoluzione, difendendola poi da tutti gli innumerevoli tentativi “golpisti” e controrivoluzionari dell’imperialismo USA, tutto ciò rassicura ogni comunista, ogni rivoluzionario e antimperialista del mondo che a Cuba la costruzione del socialismo continuerà, come ha voluto subito affermare, dopo la sua elezione, il nuovo compagno Presidente Miguel-Diaz Canel!

I compagni e le compagne del PCI hanno subito sentito come profondamente proprie le prime parole pronunciate, nel suo discorso d’insediamento, dal compagno Presidente Migue-Diaz Canel, che contro le mistificatorie e pregiudiziali critiche provenienti da Washington ha affermato con forza “il valore della democrazia socialista e popolare cubana”, attraverso la quale è giunta la sua stessa elezione; i compagni e le compagne del PCI hanno sentito anche come profondamente proprie le parole del compagno Presidente Miguel-Diaz Canel rivolte a ribadire la “centralità sociale e politica del Partito Comunista di Cuba, garante dell’unità del popolo cubano”. Hanno sentito come proprie le parole che il nuovo Presidente ha rivolto a Raul Castro, “che resta il leader della Rivoluzione Cubana”, e come proprie hanno sentito le parole che il nuovo Presidente ha usato per “la necessaria modernizzazione del sistema economico e sociale cubano, che non vorrà in nessun modo dire restaurazione del capitalismo!”.

Il PCI si schiera a fianco, in maniera totalmente internazionalista e solidale, del compagno Presidente Miguel-Diaz Canel, del compagno Raul Castro e di tutta la Rivoluzione Cubana, consapevole che ora come ieri e per il domani Cuba Socialista sempre sarà il primo argine dell’espansionismo, del golpismo e del terrorismo imperialista USA in tutta l’America Latina!

W il compagno Presidente Miguel-Diaz Canel!

W il Segretario Generale del Partito Comunista di Cuba Raul Castro!

W la Rivoluzione Cubana!

W il Popolo Cubano!

Mauro Alboresi,
Segretario Nazionale PCI;
Fosco Giannini,
Segreteria Nazionale PCI e Responsabile Dipartimento Esteri.

sabato 5 maggio 2018

RIBALTIAMO (a Dareen Tatour)


l’idea, già di per se’ farlocca, di far partire il giro, che è d’Italia, da un paese estero. In più il paese estero è Israele, paese avamposto dell’imperialismo in Medio Oriente, i cui governi sono attualmente responsabili della deportazione e repressione dei diritti del popolo palestinese. Facciamo conoscere al mondo la realtà dell’occupazione israeliana, e a voi, che alzate quella stridula voce con le parole “diritti umani” a senso unico, dedichiamo i versi della poetessa Dareen Tatour, condannata al carcere dallo squadrismo armato di giudici servi del potere sionista, per una poesia. Questa: «Resisti, mio popolo, resistigli, resisti ai furti dei coloni e segui il corteo dei martiri».


 UNA POETESSA DIETRO LE SBARRE 
di Dareen Tatour
Traduzione dall’arabo di Hadam Oudghiri
In carcere, ho visto prigionieri /non schedati: non si riesce a contarli.../ C’è l'assassino e il criminale,/ il ladro e il bugiardo, /l’onesto e il miscredente, / il confuso e lo smarrito, / l’affamato e il malfattore. /E poi ci sono gli ammalati di patria, / appena usciti dal grembo del dolore, / hanno vissuto ogni ingiustizia:/ violata, la loro innocenza dall’infanzia, /devastati dalla tirannia del mondo. Sono cresciuti.../anzi, sono cresciute le loro sventure /rese enormi dalla repressione. / Sono la rosa in un terreno di sale, / hanno abbracciato l'amore senza paura, /colpevoli solo di aver detto: /“Amiamo la patria senza alcun limite”. / Non conosceranno mai la loro colpa .../ poiché l’amore è il loro crimine /e per gli innamorati, la prigione è il destino. /Ho interrogato la mia anima,/ fra dubbio e sbalordimento:/ “Qual è il tuo crimine, anima mia?”. /Non lo so ancora. / Ho fatto una cosa sola:/ svelare i miei pensieri, /scrivere di questa ingiustizia .../ tracciare con l’inchiostro i miei sospiri .../Ho scritto una poesia.../ La colpa ha vestito il mio corpo,/ dalla punta dei piedi al capo. /Sono una poetessa in prigione,/una poetessa dalla terra dell’arte. /Sono accusata per le mie parole. /Lo strumento del delitto è la mia penna; /l'inchiostro, sangue dei sentimenti, l’impronta /che testimonia contro di me ... /Ascolta, o mio destino, o vita mia, /la condanna del giudice: /la mia poesia è sotto accusa, /la mia poesia è un crimine. /Nel Paese della libertà/ il carcere è il destino dell'artista.
2 novembre 2015
(Jalamah, Il giorno in cui ho ricevuto l’atto d'accusa)