le lenti di Gramsci

giovedì 23 novembre 2017

Makarenko: la pedagogia della lotta/Iniziativa del CPA FI Sud il 25 novembre


sintesi da A.Kaminski: La pedagogia sovietica e l'opera di A.Makarenko, Avio ed., 1952
a cura di: Sara Leggieri
paragrafo: La pedagogia della lotta

LA PEDAGOGIA DELLA LOTTA

Al primo periodo della pedagogia sovietica è collegato il nome di un Commissario dell’Istruzione pubblica dell’U.R.S.S., Lunaciarskij. L’Unione Sovietica finì in una lotta armata. Tutti i giornali, i rapporti, le relazioni si riempirono con le parole “lotta”, “forza”, “combattimento”, “fronte”. Il “fronte” era la costruzione di nuove fabbriche industriali e l’organizzazione dei Kolkos. Chiaramente non si poteva continuare a utilizzare parole al posto di altre. Il linguaggio era lo specchio dello stile di vita degli uomini, che costruivano un organismo nella lotta e con gli stessi metodi utilizzati nella lotta. Makarenko aveva perfettamente capito ed attuato i principi dei compiti del 1920. Per capire meglio di cosa si occupava, basta leggere il Poema pedagogico: lotta contro il saccheggio e i furti per le strade, la lotta contro i danni alle foreste e lotta da parte dei giovani appartenenti alla Colonia. E più tardi l’organizzazione della fattoria. Per “organizzazione” s’intende la costruzione degli abitazioni distrutte, lavori pesanti di campagna e l’allevamento dei maiali. Nel suo poema Makarenko scrive che la lotta non deve finire mai perché essa cimenta la collettività nel progresso continuo. Così Makarenko abbandona la cura delle officine per dedicarsi interamente alla ricerca di un nuovo campo d’azione, di lotta e lavoro. È ben noto come, nella colonia, bande di piccoli ladri, di mascalzoni e accoltellatori potessero cambiare e diventare gruppi di ragazzi educati, puliti e avviati presso la società comunista. L’Unione Sovietica si prepara alla prima piatiletka. Tutto lo Stato vive nella rivoluzione industriale e nella costruzione di una nuova moderna industria. La fabbrica si mette in moto e tutte le attività da svolgersi, vengono da giovani e ragazzi per farne una delle maggiori imprese dell’Ucraina. 

L’atteggiamento di Makarenko in questa lotta è il tipico “atteggiamento educativo”. La temperatura della battaglia eleva i sentimenti di Makarenko che non si sforza di nasconderli. Il naturale entusiasmo giovanile viene liberato nel campo concreto delle azioni. Ciò che ne deriva non è più “educazione” ma la ricostruzione stessa della vita dei ragazzi. Nessun bambino è considerato come “germe della futura personalità” perché i processi educativi avvengono nel reale e nel concreto. 

Il fondamento della pedagogia di Makarenko è il seguente: l’educazione alla lotta, importante nella pedagogia contemporanea. W. James, psicologo americano del XIX secolo, nelle sue riflessioni psicologiche della guerra spiega che il desiderio di concludere la guerra è collegata alla conservazione dei lati positivi della guerra: eroismo, disciplina, sacrificio e fratellanza delle armi, tutto ciò ottenibile dalla creazione di grandi opere culturali che possano affascinare e far concentrare l’attenzione popolare in modo tale da poter volgere la tendenza alla distruzione di altri gruppi sociali al compito culturale che ciascun gruppo si proporrebbe. E se dalla teoria si passa alla pratica e si osservano attentamente la pedagogia sociale di Elena Radlinska, di O. Decroly, i settlements di Sciaski e via via ovunque si possa realizzare questo postulato fondamentale: scuola ed educazione non devono mai isolarsi dalla vita. Le peculiarità della “pedagogia della lotta” non si basano sulla nuova tesi educativa di Makarenko, ma sulla scala dei compiti che spettano ai giovani. 


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