le lenti di Gramsci

sabato 13 maggio 2017

LA PEDAGOGIA DELLA RIVOLUZIONE (1) Nadezhda K.Krupskaja e il metodo dialettico per lo studio delle singole discipline

 
Nadežda Konstantinovna Krupskaja
(1869/1939)
 
 
La pedagogia della rivoluzione della Krupskaja, che non fu solo la moglie di Lenin, ma una forte personalità di maestra dell’educazione dell’”uomo nuovo” sovietico, l’uomo ‘onnilaterale’ di Marx, in cui cultura umanistica e cultura scientifico-professionale si fondevano mirabilmente, con il metodo del collettivo e della cooperazione. In questo brano, tratto dalla raccolta dei suoi scritti di pedagogia editi dalle edizioni Progress di Mosca in Italia nel 1978, la K. applica la metodologia di lavoro di Lenin e la sua analisi dialettica, alla didattica disciplinare e al lavoro dell’insegnante. L’articolo è del 1933. (fe.d.)

[corsivo e sezioni paragrafate nostri]

Il metodo dialettico per lo studio delle singole discipline

Alla fine del dicembre 1920 e nel gennaio 1921, durante il dibattito sui sindacati, si discusse
della funzione dei sindacati in quella data fase di sviluppo. Nella discussione di quel problema Lenin spiegò in poche parole come bisognava affrontare marxisticamente una data materia, un fenomeno o un problema, partendo sempre dal punto di vista del metodo dialettico. Ecco cosa egli scrisse:  «Per conoscere realmente un oggetto bisogna considerare, studiare tutti i suoi aspetti, tutti i suoi legami e le sue “mediazioni”. Non ci arriveremo mai interamente, ma l’esigenza di considerare tutti gli aspetti ci metterà in guardia dagli errori e dalla fossilizzazione. Questo in primo luogo. In secondo luogo, la logica dialettica esige che si consideri l’oggetto nel suo sviluppo, nel suo “moto proprio” (come dice talvolta Hegel), nel suo cambiamento… In terzo luogo, tutta la pratica umana deve entrare nella “definizione” completa dell’oggetto, sia come criterio di verità, sia come determinante pratica del legame dell’oggetto con ciò che occorre all’uomo. In quarto luogo, la logica dialettica insegna che “non esiste verità astratta, la verità è sempre concreta”, come amava dire, dopo Hegel, il defunto Plekhanov»  (Queste poche parole di Lenin sono il risultato del suo lungo lavoro sui problemi filosofici. Di filosofia Lenin si occupò non perché si trattava di una «disciplina molto interessante», ma perché in essa Lenin cercava una guida per l’azione. Lui la trovò nel materialismo dialettico, che gli dette la facoltà di penetrare a fondo nei fenomeni e di trovare le vie per esercitare una influenza organizzata su questi fenomeni. Il metodo dialettico gli dette una eccezionale lungimiranza, fermezza d’opinione e la capacità di individuare l’elemento più importante e più essenziale di ogni problema. Chiunque voglia comprendere il leninismo sino in fondo dovrebbe, forte delle righe succitate, analizzare tutta una serie di opere di Lenin seguendo il suo modo di trattare ogni problema. Facciamo un esempio. Negli anni ’90 si discuteva se in Russia si sviluppasse o meno il capitalismo. Era quella una questione d’estrema attualità alla quale era subordinato tutto il carattere dell’attività rivoluzionaria che bisognava portare innanzi. Lenin si accinge allora a un grande trattato, Lo sviluppo del capitalismo in Russia. Egli trovò la soluzione e fu chiaro che strada bisognava seguire: organizzare la presa di coscienza delle masse operaie. In Lenin la scelta degli argomenti fu sempre attuale: ogni articolo, ogni scritto forniva una risposta determinata al quesito: Che fare? Ogni opera, ogni articolo è una guida per l’azione. Lo sviluppo del capitalismo è affrontato in tutta la sua concretezza. Non il capitalismo in generale, ma il capitalismo concreto, il capitalismo in un periodo determinato nel nostro paese allora arretrato. La concretezza nell’impostazione di tutte le questioni è un elemento caratteristico di tutte le opere di Lenin. Lenin affronta lo sviluppo del capitalismo non in modo unilaterale, ma nella sua totalità, esamina il capitalismo nella città e nella campagna, in tutte le sue forme e in tutte le sue manifestazioni. Nel modo leninista di affrontare i problemi è peculiare l’ampiezza dell’impostazione. Lenin affronta lo sviluppo del capitalismo in Russia in tutti i suoi nessi e connessi. Nonostante che scrivesse legalmente in un momento in cui la censura zarista era particolarmente virulenta e quindi non sempre era possibile mettere i punti sulle “i, Ilic riuscì lo stesso a mettere in luce i punti di contatto del capitalismo russo con il recente regime feudale,  esaminare il capitalismo nelle sue connessioni con tutto l’assetto sociale, con il livello culturale della popolazione, ecc.
Lenin esaminava sempre i diversi problemi in tutti i loro nessi e connessi. Ecco perché, se esaminiamo come egli abbia affrontato la stessa questione in epoche diverse, in varie fasi di sviluppo, possiamo seguire tutto l’iter delle connessioni che egli esamina, possiamo vedere come ogni volta egli affronti la stessa questione in modo nuovo. Nel tracciare il quadro dello sviluppo del capitalismo in Russia alla fine del secolo scorso, Ilic fornì addirittura una montagna di dati di fatto, studiò tutta l’esperienza allora accumulata dalle molteplici forme di sviluppo del capitalismo nel nostro paese, scegliendo gli elementi più tipici, più peculiari. Con cura estrema Lenin studiò tutti i dati, tutta l’esperienza d’allora. Studiando l’esperienza dei paesi ove il capitalismo era più sviluppato, egli capi quali erano i punti su cui fosse necessario soffermarsi in modo particolare: egli studiò tutta l’esperienza umana in quel dato campo affrontando su questo sfondo la nostra esperienza. Ed infine egli affrontò tutta la questione nella sua dinamica di sviluppo. Tutto ciò gli permise di trarre delle conclusioni che, in quanto esatte, avevano una grande forza di persuasione.

L’insegnante di ogni singola materia deve rendersi conto che per diventare un buon insegnante deve conoscere sino a fondo la sua disciplina. Ovviamente questa condizione da sola non basta ma è sempre una condizione indispensabile. Quando si studia una qualsiasi disciplina, sia questa lingua e letteratura, scienza civica, storia, geografìa, matematica, fisica, chimica, biologia, pedagogia, bisogna studiarla in modo onnilaterale. E qui assume particolare importanza l’approccio dialettico. E qui che le indicazioni di Lenin sono particolarmente importanti.

 - Prendiamo la matematica. Come prima esigenza del metodo dialettico dobbiamo abbracciarne tutti gli aspetti, tutti i suoi legami, tutte le sue interconnessioni, se vogliamo veramente conoscere questa materia. Il matematico deve conoscere le branche fondamentali della matematica, deve comprendere come sono collegate tra di loro, come una branca completa l’altra. Ma questo è ancora insufficiente. È indispensabile conoscere i problemi che essa risolve. Nell’affrontare cosi la matematica bisognerà rendersi conto della funzione che essa esercita nello studio dei fenomeni e delle forze della natura, nello sviluppo della tecnica, ecc. D’altro canto sarà doveroso avere coscienza del come il progredire della tecnica, dell’industria, della pianificazione spinge innanzi lo sviluppo della matematica. È indispensabile gettare dei ponti ben saldi tra la matematica e l’astronomia, la geografia fisica, la fisica, la chimica, lo studio della società. Se non comprendiamo che tra la matematica e le scienze sociali esistono dei fili di collegamento non riusciremo a capire perché Marx ed Engels abbiano tanto studiato la matematica. Cosa li spingeva a farlo: una pura curiosità oppure una profonda comprensione del ruolo che la matematica esercita nelle scienze sociali?
È estremamente importante vedere come e per quale influenza si sia sviluppata la matematica, individuare i punti chiave di tale sviluppo, prendere la matematica nel suo sviluppo. Ciò permetterà di prendere coscienza di quei momenti su cui l’insegnante dovrà soffermarsi specificatamente, facendo emergere le difficoltà che bisognerà superare nell’insegnamento in quella data branca della matematica.

In seguito, riflettendo sul corso di matematica, è necessario rendersi conto di come in ogni fase bisogna gettare un ponte tra la teoria e la pratica, porre in evidenza tutto il valore della matematica per la soluzione di problemi di vitale importanza. Questo collegamento tra teoria e pratica è particolarmente importante per afferrare tutto il romanticismo, l’affascinante poesia della matematica; tutto ciò desta l’iniziativa, incita il pensiero. L’insegnante di matematica con particolare attenzione deve elaborare insieme ai suoi allievi quei compiti di vitale significanza che stimolano gli allievi in questa dirczione. La verità deve essere concreta. Bisogna sa per illustrare con esempi concreti anche i concetti matematici più astratti.

Lev Tolstoj, appassionato di paradossi, soleva affermare che un professore di matematica incapace di esporre i principi della matematica superiore in modo accessibile a tutti fosse un buono a nulla. Quest’affermazione è in gran parte vera. Gli insegnanti di matematica che affronteranno dialetticamente la loro disciplina riusciranno a risolvere questo problema in modo più completo e più profondo.

 Prendiamo un’altra disciplina: la geografia economica. Anche qui ci vuole uno studio onnilaterale, anche qui bisogna fare attenzione al suo sviluppo generale, bisogna esaminare questa scienza in legame allo sviluppo delle altre scienze naturali che pongono in luce le ricchezze e le possibilità produttive di ogni regione, le sue prospettive; bisogna individuare il suo nesso con le ricerche geologiche, con i successi della biologia da una parte e dall’altra bisognerà porla in relazione con lo sviluppo della tecnica e delle forme economiche socialiste, quindi affrontare gli immani problemi della localizzazione economica dell’URSS, mostrare cos’era la geografia economica nel capitalismo e cosa diventa nel regime socialista, indicare le prospettive di sviluppo di questa scienza, porre in luce il legame tra la geografia economica e la ricostruzione di tutta la base elettroenergetica della nostra economia.

Bisogna collegare lo studio della geografia economica con i compiti pratici dell’economia pianificata, con l’aiuto di determinati esempi mostrare come la geografia economica può aiutare a razionalizzare l’economia, ed infine è necessario elaborare un piano concreto di ricerche, naturalistiche ed economiche, su una data regione, ricavandone dei risultati pratici.

La geografìa economica è la scienza ove il metodo dialettico è suggerito dalla vita stessa…

Non ci soffermeremo su scienze come biologia, fisica, chimica, perché qui le cose sono chiare. Prendiamo per esempio una scienza sociale d’altro genere come la letteratura. Ognuno sa come essa sia organicamente legata alla scienza della società. Nell’epoca zarista era questa la scienza attraverso la quale di contrabbando veniva introdotta la politica, era la scienza che insegnava a vedere la vita con occhi attenti e coscienti, a guardare criticamente il regime sociale circostante. Senza un ponte robusto tra la scienza della società e la letteratura la scienza sociale languisce, scompaiono in essa le immagini vive degli uomini. Non per caso Plekhanov diceva che lo studio di G. Uspenskij e degli altri scrittori di quel periodo di transizione – dal regime feudale al regime capitalistico – non è meno importante di tutta una serie di ricerche scientifiche. La letteratura è sempre imbevuta di politica e di conseguenza il suo studio non può essere apolitico. La letteratura è organicamente legata alla linguistica. Se volessimo considerare la linguistica come una raccolta di definizioni e di regole ortografiche, allora questa «linguistica» potrebbe essere separata con un muro di pietra dalla letteratura; se invece avvertiamo come la lingua è legata alle emozioni degli uomini, alla vita, al lavoro, al pensiero, ci appaiono in tutta la loro miseria i vari discorsi sul distacco della letteratura dallo studio del linguaggio… Di giorno in giorno più calda, più possente, più copiosa, più internazionale diverrà la lingua del paese ove milioni di braccia costruiscono il nuovo regime socialista. Nella misura in cui si estenderà e si approfondirà il processo di alfabetizzazione generale, nella misura in cui il sapere penetrerà nelle masse, si farà sempre più salda l’alleanza tra la scienza e il lavoro; nella misura in cui sarà liquidata la frattura tra cultura della città e cultura della campagna, nella misura in cui si svilupperà la collettivizzazione in campagna aumenterà il bagaglio delle parole e dei concetti, si semplificherà la struttura del linguaggio e più limpido e più espressivo si farà il discorso. È forse mai possibile separare la letteratura dalla linguistica? La letteratura dalla storia? Nella storia della letteratura si rispecchia inevitabilmente il corso dello sviluppo sociale, le peculiarità dell’epoca. La letteratura è legata all’arte, alla musica, alle arti figurative. Lo sa chiunque. La letteratura si ricollega al lavoro con forza sempre maggiore. La letteratura fu distaccata dalle scienze esatte, dall’opera di trasformazione della Terra, dalla lotta per la conquista delle forze naturali. Ma nella misura in cui la carica romantica di queste scienze coinvolgerà le masse, verrà a modificarsi anche il contenuto della letteratura, si allargherà la cerchia dei temi da essa abbracciati e la letteratura verrà a porsi al servizio delle scienze esatte e aiuterà le masse a comprendere meglio e più in profondità i successi da esse raccolti e i problemi da esse affrontati. La letteratura dovrà essere studiata in tutte le sue connessioni, dovrà essere studiata nel suo sviluppo. Ma nel contempo la letteratura deve essere strettamente legata a tutto ciò che oggi ci è necessario. La letteratura dovrà affrontare problemi immani, alcuni dei quali sono stati da me toccati in precedenza. La letteratura dovrà diventare un elemento dell’edificazione socialista.

Mi astengo dal trattare le altre discipline.
Se l’insegnante non è un «uomo nell’astuccio» , il metodo dialettico applicato allo studio della sua materia gli darà moltissimo. Veramente affascinato dallo studio di quella disciplina, egli riuscirà senz’altro a trasmettere il suo interesse anche agli allievi.

Ma l’insegnante di una data disciplina non deve limitarsi a conoscere la sua materia a fondo, non deve soltanto imparare a insegnarla in modo chiaro, popolare e concreto, tenendo sempre presente i nessi con i compiti attuali dell’edificazione socialista. Questa capacità farà di lui un buon propagandista. Però per diventare insegnante di una scuola primaria e secondaria nello studio della sua materia egli dovrà introdurre un altro elemento ancora. Egli dovrà sempre affrontare questo studio dal punto di vista del pedologo che conosce tutte le particolarità legate all’età degli allievi, il livello di sviluppo dei ragazzi di oggi, età per età, il grado delle loro conoscenze e ne sappia tener conto. Soltanto allora egli potrà risolvere giustamente il problema della «metodica particolare», rinvenire i metodi di insegnamento più razionali.
 
 

 

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