le lenti di Gramsci

giovedì 7 gennaio 2016

Tina Tomasi: i teorici dell'educazione marxista (2)


I teorici dell'educazione marxista (2)

 di Tina Tomasi

I marxisti rimproverano a gran parte degli indirizzi attivi di dare indebitamente credito e dottrine pseudo-scientifiche o a presupposti scientifici superati a od uno sperimentalismo poco attendibile; e soprattutto, per quanto riguarda la psicologia dell'età evolutiva, di soffermarsi troppo sugli aspetti irrazionali.

Essi attribuiscono poi un valore molto relativo alle tecniche didattiche, considerate come semplici strumenti utili per semplificare ed accelerate l'opera educativa; e si avvicinano agli idealisti dell'identificazione del metodo didattico con quello scientifico, pur preoccupandosi che sia adeguato all'età dell'alunno.

I primi studiosi italiani di orientamento marxista che si sono occupati di problemi educativi, ed in particolare A. Labriola (1843-1904) mettono in luce le deficienze della pedagogia positivistica; ma sono molto cauti nelle proposte di rinnovamento. In tempi a noi più vicini la figura di maggiore rilievo è A. Gramsci (1891-1937) acuto critico delle nostre istituzioni scolastiche e della tradizione culturale di cui sono l'espressione (1). Nell'attesa di radicali cambiamenti che potranno avvenire soltanto in relazione all'instaurazione di nuove strutture sociali, egli addita come primo dovere per gli educatori impegnati nella realizzazione di un'autentica democrazia, la lotta contro molti anacronismi, fra i quali la precoce ingiustificata ed ingiusta separazione scolastica tra futuri ”dirigenti“ e “governati”, tra cultura umanistica e preparazione tecnica, e la netta scissione tra la scuola e la vita.

L'efficacia educativa della vecchia scuola media italiana, quale l'aveva organizzata la vecchia legge Casati, non era da ricercare... nella volontà espressa di essere o no scuola educativa, ma nel fatto che il suo organamento ed i suoi programmi erano l'espressione di un clima culturale diffuso in tutta la società italiana per antichissima tradizione. Che un tale clima ed un tale modo di vivere siano entrati in agonia e che la scuola si sia staccata dalla vita ha determinato la crisi della scuola. Criticare i programmi e l'organamento disciplinare della scuola, vuol dire meno che niente, se non si tien conto di tali condizioni. Così si ritorna alla partecipazione realmente attiva dell'allievo alla scuola, che può esistere solo se la scuola è legata alla vita.”(1)

Ogni uomo deve infatti ricevere da una scuola unica di base statale e gratuita, prima della preparazione professionale, una formazione umana che lo metta in grado di raggiungere una visione critica del mondo, di agire responsabilmente, di superare il condizionamento dell'ambiente. Questa scuola necessita di programmi e di metodi nuovi; ed a questo proposito bisogna tener conto degli errori dell'attivismo per cui il cervello dell'alunno è  come un gomitolo che il maestro aiuta a sgomitolare in quanto ritiene il fanciullo dotato originariamente di spontaneità e di libertà, trascurando del tutto l'influenza dell'ambiente e s'illude che la formazione dell'uomo possa avvenire senza sforzo mentre invece implica sempre disciplina e spesso coercizione.
Queste idee costituiscono il punto di partenza dei marxisti italiani, oggi impegnati a svolgerle in relazione alla presente situazione storica.(2)
Tutti concordano nel ritenere che il problema del rinnovamento delle strutture e del contenuto dell'insegnamento è più importante di quello metodologico didattico; ma mentre alcuni spingono a fondo la critica verso l'attivismo, riaffermando polemicamente la funzione dell'autorità del maestro o della necessità delle lezioni giustificata dall'incapacità di autogoverno e della insufficienza dell'attività libera e personale dell'alunno tanto più grave quanto minore è la sua età; altri riconoscono meriti non indifferenti all'attivismo e si sforzano di arricchirlo di più vive e vaste istanze sociali, e convinti pur senza essere individualisti che l'individuo è un valore che va rispettato e potenziato proprio a vantaggio della collettività, si sforzano di evitare i pericoli dell'indottrinamento e della costrizione.

 
(1)    A.Gramsci, Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura, Einaudi, Torino,1949, pp.110-111
(2)    Un gruppo molto attivo si raccoglie intorno al periodico La riforma della scuola diretta da L.Lombardo Radice e D.Bertoni Jovine

 

Dall’opera di Tina Tomasi, Il metodo nella storia dell’educazione, Loescher, 1965, pp.290-92

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