le lenti di Gramsci

mercoledì 22 luglio 2015

Il governo Renzi ha deciso: a Taranto la salute non è un diritto


articolo apparso sul nr.4/2015 di MICROMEGA a firma Antonia Battaglia

Decreto Ilva: a Taranto la salute non è un diritto

di Antonia Battaglia

In seguito alla morte dell’operaio Alessandro Morricella, avvenuta il 12 giugno scorso per un incidente nel reparto AFO2 dello stabilimento Ilva di Taranto, il gip Martino Rosati aveva convalidato il sequestro, disposto dalla Procura, dello stesso altoforno, che, da quanto si è appreso, era sprovvisto dei primari dispositivi di protezione dell’incolumità dei lavoratori.

Nel decreto di sequestro senza facoltà d’uso, infatti, veniva infatti messo in evidenza come l’Ilva (sotto amministrazione statale attraverso una struttura di commissariamento) fosse corsa ai ripari installando in tutta fretta “delle semplici barriere metalliche di protezione in prossimità dei punti più pericolosi dell’impianto” e contemporaneamente avesse commissionato ad una ditta specializzata la predisposizione dei dispositivi automatizzati per la misurazione della temperatura della ghisa, operazione nell’eseguire la quale è rimasto ucciso Alessandro Morricella.
econdo quanto riportato dal gip, quindi, sarebbe stata proprio l’Azienda ad ammettere che i dispositivi di sicurezza presenti sull’impianto non fossero appropriati.

La procura di Taranto aveva aperto un fascicolo per omicidio colposo e omissione delle cautele sui luoghi di lavoro, iscrivendo nel registro degli indagati il direttore dello stabilimento e altri esponenti della dirigenza.

Secondo una discutibile versione aziendale, sposata in pieno dal Governo (amministratore dell’Azienda), la negazione della facoltà d’uso dell’Altoforno2 avrebbe potuto determinare il blocco dell’intero stabilimento, visto che produrre acciaio con un solo altoforno rimasto in funzione (gli altoforni 1 e 5 sono fermi per lavori) non avrebbe potuto garantire la produzione minima indispensabile di energia per tenere in funzione lo stabilimento stesso. Si profilava, quindi, secondo il Governo, lo spegnimento degli impianti, tesi a sostegno dell’intervento finalizzato a disattivare il dispositivo della Magistratura.

Lo strabismo del Governo. Invece di intervenire con immediatezza per ripristinare condizioni di assoluta sicurezza in quella postazione di lavoro, si adopera per mettere a tacere la Magistratura, concedendo alla dirigenza Ilva ampi spazi temporali per la realizzazione concreta delle opere necessarie attraverso un piano da predisporre entro 30 giorni ma la cui esecuzione è di là da venire.

Il Governo, come un bieco padrone delle ferriere, gioca sul ricatto costante tra lavoro e salute, invece di adoperarsi per rendere il lavoro garantito dai rischi e dall’inquinamento.

A Taranto così come a Monfalcone esso reitera la sua azione di protezione tempestiva degli interessi cosiddetti “strategici nazionali”, svincolandosi da qualsiasi norma di tutela della salute umana e dell’ambiente.

L’esecutivo scavalca il giudiziario. Ancora una volta a Taranto. Città dove la legge non è quella sancita dalla Costituzione ma quella dettata dagli interessi strategico-economici fissati dal Governo. Città in cui tutto è permesso in nome di questi cosiddetti interessi. Città in cui la legge non è una certezza ma una semplice indicazione, che può essere ribaltata in poche ore e non valere più nulla, carta straccia, parole al vento.

Le reazioni al nuovo decreto sono state molto deboli. Il nuovo Presidente della Regione Puglia Emiliano ha “tuonato”: “non si può più andare avanti a colpi di chiusure e riaperture. Lancio un appello. E’ arrivato il momento che si stabilisca un clima di fiducia e un rapporto di collaborazione leale fra magistratura e governo”. Ci sarebbe da chiedere al Presidente Emiliano di quale fiducia parla, vista la vicenda Ilva, la gravità della questione e la constatazione del fatto che i Governi degli ultimi decenni hanno sempre e solo osteggiato l’operato di chi, tra le Istituzioni, ha difeso Taranto ed i tarantini, appunto, la Magistratura.

Ma come potrebbe mai, tra l’altro, la Magistratura “cooperare” con la politica? La Magistratura non dovrebbe rimanere al di sopra degli interessi specifici e contingenti e restare lontana da ogni ingerenza politica? Cosa vuol dire, che la Magistratura tarantina deve tener contro degli interessi del Governo?

Non è certo la prima volta che Governo e Ministeri si sono scomodati per venire in soccorso all’Ilva.

Il Segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati, Maurizio Carbone, ha dichiarato che “scelte come questa sull’Ilva, da parte della politica, non possono che lasciare perplessi e destare preoccupazione e non soltanto tra gli operatori della giustizia».

Il Ministro dell’Ambiente Galletti, invece, udite udite, scopre come creare l’occupazione in Italia.

Fa infatti sapere tramite un Tweet a quelli che chiama “pseudo ambientalisti” e che secondo lui “dettano comunicati stampa dalle spiagge” (non si capisce, questa ultima specificazione di colore, se vuole denotare il fatto che gli ambientalisti non abbiano nulla da fare e quindi siano sempre in spiaggia o se, essendo di Taranto, vanno in spiaggia più degli altri) che dovrebbero invece pensare ai 15mila posti di lavoro che, grazie all’ottava legge salva-Ilva e ammazza-Magistratura, sono garantiti.

Ma Galletti, non era il Ministro dell’Ambiente e non dovrebbe avere a cuore che il lavoro si svolga in un ambiente sicuro e non inquinato? Ah no, perché c’è da credere che sia il nuovo amministratore delegato di Ilva S.P.A.

giovedì 16 luglio 2015

COALIZIONE SOCIALE, NUOVO SOGGETTO POLITICO A SINISTRA, COSTITUENTE COMUNISTA



I processi convergenti/divergenti per uno spazio politico di rappresentanza

Ciò che si muove a sinistra del PD in Italia, partito che dopo il Jobs Act e la controriforma autoritaria della scuola si pone in continuità con la destra berlusconiana e con i programmi dei poteri forti confindustriali e della troika europea ad egemonia tedesca, è attraversato da processi politico-sociali che possono incontrarsi e creare un reale polo di alternativa occupando uno spazio politico di rappresentanza delle classi subalterne e del mondo del lavoro, o divergere e lasciare quello spazio all’eclettismo protestatario del Mov5stelle, che in una sua parte adotta programmi e contenuti di interesse sensibile per il popolo di sinistra.

La coalizione sociale guidata dal leader della Fiom, Landini, si propone di porre un argine alla frantumazione del mondo del lavoro che più ha subito i colpi della crisi capitalistica e ricentralizzarlo attraverso la composizione di vertenzialità diffuse sia nei luoghi di lavoro che nei territori. Questa riunificazione, però, non oltrepassa i limiti della sindacalizzazione dal basso, e, da quel che è possibile comprendere, non si pone il problema della rappresentanza politica se non come sponda di classe a un soggetto organizzato a sinistra del PD, di cui al momento non intende far parte.

Il nuovo soggetto politico a sinistra è finalità invece del ceto politico che fa capo ai fuoriusciti del PD  (Civati, Fassina, ecc..), all’ex-SEL di Vendola, al PRC di Ferrero, ai fuoriusciti dal PRC (Sinistra/Lavoro di Grassi), che però pongono la condizione ineludibile di “abbandonare i partiti così come concepiti sinora”, sposando le stesse discriminanti della lista Tsipras, proprio per importare in Italia il modello Syriza (pur attualmente in crisi) e di Podemos spagnolo. Un progetto che pur si vuole inclusivo, ma di movimenti e gruppi e non di partiti organizzati.

Sia nella coalizione sociale di Landini sia nel nuovo soggetto politico a sinistra, è presente purtroppo un’architrave del senso comune e della retorica di questi anni della crisi dei poteri dominanti: l’antipolitica (quella di cui è imbevuto il Mov5stelle, a cui proprio per questo arride fortuna elettorale) e l’antipartitismo tout-court. Su questa strada continuerà a riprodursi la ricerca di una leadership egemonica che copra la reale carenza di rappresentanza, sociale e politica.

La Costituente comunista parte dal rifuggire il senso comune e la retorica: non è ancora il tempo del superamento dei partiti organizzati che si pongono la questione della rappresentanza politica del conflitto sociale. Il nucleo del processo costituente è il PCd’I, che è animato dalla constatazione dell’insufficienza propria e altrui per costruirsi come forza organizzata di massa, superando quelle barriere dell’autoritarismo di leggi elettorali capestro e antidemocratiche e l’ostracismo mediatico che o lusinga il potere occultando con sempre maggior fatica i processi reali della società o costruisce continuamente luoghi comuni in chiave antipolitica e antipartitica, utilizzando molte volte i colpi di un altro potere forte quale la magistratura.

La Costituente ha come obiettivo preciso la ricostruzione del PCI, ma capace di aderire alle pieghe della società e rendendosi funzionale ad una politica di alleanze (e dunque non va confusa con una ricucitura impossibile di assemblaggio di sette e gruppi e gruppetti autoreferenziali). Ma qui sta il punto: il processo convergente della Costituente colliderà o meno con i processi divergenti-escludenti dei necessari interlocutori a sinistra?

La tradizione del PCI è costituita da un patrimonio straordinario che ha insegnato alla sinistra che nelle situazioni di “guerra di posizione” si può e si deve partire dalla propria irrinunciabile identità e nello stesso tempo tessere la trama delle necessarie alleanze funzionali al riscatto delle classi subalterne. E’ l’ultimo Berlinguer (1979-84) che ha insistito su questo. Pochi lo rivendicano, molti lo rimuovono. Ma nel periglioso cammino della sinistra italiana, la sua teorizzazione del socialismo del futuro ritornerà attuale. E imprescindibile.

 ferdinando dubla, luglio 2015

SULL’ULTIMO BERLINGUER (1979-84)

 
 
 
Da Guido Liguori, Berlinguer rivoluzionario - Il pensiero politico di un comunista democratico, Carocci, 2014, pp.131-32
L’unica forma della democrazia non poteva essere “spingere un bottone”. Ogni epoca – sosteneva Berlinguer – vedrà “la naturale tendenza dell’uomo a discutere, a riunirsi, ad associarsi”, anche se cambieranno le forme. Ogni epoca avrà “i suoi movimenti e le sue associazioni”. Infatti, “i movimenti pacifisti, i movimenti ecologici, quelli che, in un modo o nell’altro, contrastano la omologazione dei gusti e il conformismo: chi avrebbe saputo immaginarli quaranta o  anche venti anni fa?”.  Naturalmente sarà “compito dei partiti (..) quello di adeguarsi ai tempi e alle epoche”. La loro tenuta si sarebbe misurata dalla “loro capacità di rinnovarsi”, ma sempre senza recidere le radici. Fra questi due poli muoveva la ricerca del ‘secondo Berlinguer’, in un lavoro non di corto respiro, non schiacciato sulla politica immediata, alla ricerca di ‘pensieri lunghi’, senza trascurare “il coraggio di una Utopia che lavori sui ‘tempi lunghi’”, sempre con l’obiettivo del socialismo, qui definito “la direzione consapevole e democratica, quindi non autoritaria, non repressiva, dei processi economici e sociali con il fine di uno sviluppo equilibrato, della giustizia sociale e di una crescita del livello culturale di tutta l’umanità”.
Le citazioni sono da E. Berlinguer, Orwell sbagliava, in l’Unità, 18 dicembre 1983


martedì 14 luglio 2015

LA RABBIA E L'ORGOGLIO -- COSTITUENTE COMUNISTA

festadoavante bn

di Gianni Favaro* | da www.ricostruirepc.it

Ho firmato l’appello per la ricostruzione del partito comunista e aderisco con convinzione alla Costituente Comunista. Aderisco guardando avanti, al futuro che ci aspetta, piuttosto che rivolgere lo sguardo e il pensiero indietro.

Dietro di me c’è la nostalgia per le cose perdute e la rabbia per le cose sbagliate, l’orgoglio per le battaglie fatte e la tristezza per le sconfitte, che sono un patrimonio prezioso.

Davanti cè un mondo nel quale la lotta tra la giustizia sociale e la barbarie del capitalismo si è fatta più serrata e pesante, dove il rischio di una nuova guerra globale è purtroppo assai concreto, dove la povertà , la fame e le ingiustizie crescono. C’è poi un’ Italia sfinita e saccheggiata che ha bisogno di aria nuova, di scrollarsi di dosso tutti i parassiti che la distruggono.

Guardo intorno a me e vedo tantissimi compagni e compagne di tante lotte e di tante battaglie isolati e divisi ma al tempo stesso vedo crescere la ribellione, vedo crescere la spinta rivoluzionaria a cambiare lo stato delle cose presenti.


Nel caos e nella nebbia delle delusioni per le nostre sconfitte sento l’esigenza di ricostruire l’organizzazione che sia un faro per tutti, che sia rivoluzionaria in primo luogo verso se stessa, nel correggere gli errori del passato, rivoluzionaria nell’organizzazione della lotta politica e sociale al capitalismo, integra nell’agire pubblico e unitaria con le forze democratiche e progressiste per costruire insieme l’alternativa.
Senza i comunisti organizzati e autonomi tutto ciò non sarebbe possibile. 

da Gianni Favaro per la Costituente Comunista

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giovedì 9 luglio 2015

Il giorno dell'arroganza di un potere arbitrario



La prepotenza e l'arroganza, l'ignoranza e il cinismo: oggi il governo del PD di Renzi raggiunge gli abissi piu' abietti: ma non credano di averci vinto, non saremo mai domi e tutti insieme rigurgiteremo questo decreto scuola, la cui finalità e' distruggere il servizio pubblico più prezioso, quello che eroga cultura ed istruzione, termini a loro ignari. Giannini, come la Fornero, il suo posto dov'è? Nella spazzatura della storia. (Dublicius)


Profilo FB Dublicius:
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lunedì 6 luglio 2015

Il giorno della democrazia

 


Oggi è un giorno di festa per la democrazia, solo dalla democrazia potrà rinascere l'Europa. Grazie, popolo greco! (Dublicius)

Il risultato del referendum greco apre una nuova prospettiva -
dichiarazione di Fausto Sorini, della segreteria nazionale del PCdI, responsabile esteri
Il significato politico dello splendido voto che si è espresso nel referendum greco va ben al di là dei quesiti economici specifici sottoposti alla consultazione.
Esso esprime una volontà del popolo greco di respingere il ricatto dei vertici dell'Unione europea e della Trojka e di andare avanti per la propria strada: anche se questo dovesse portarlo a rompere con l'euro e con la Ue, e a ripensare quindi complessivamente – in un rapporto di più stretta cooperazione coi BRICS e con l'insieme dei paesi non allineati – le priorità della collocazione internazionale del Paese.
Su questo, che è il punto più delicato e complesso della vicenda, e' auspicabile che tutta la sinistra greca, i comunisti e le forze patriottiche non subalterne all'imperialismo - con un più alto livello di sintesi tra fermezza strategica e flessibilità tattica - sappiano trovare le vie di una maggiore convergenza: sorretta - come si è visto - da una grande determinazione popolare.