le lenti di Gramsci

mercoledì 31 dicembre 2014

La frase dell'anno. Buon 2015


Nella memoria degli esseri umani,

POCO E' STORIA, MOLTO E' LEGGENDA, TUTTO E' MITO! (....e rito)

alle scienze umane e sociali la critica di questa memoria
la pedagogia tramanderà la storia, la psicologia spiegherà le leggende, l'antropologia la formazione e l'alimentazione del mito, la sociologia descriverà chi siamo oggi e, forse, dove siamo diretti.
Tutto è simboleggiato nella letteratura per l'infanzia, nelle favole attraverso l'immaginazione, nelle fiabe attraverso la fantasia. Questo è l'unico, vero, 'altro mondo' che conosciamo.

Ferdinando Dubla, 2014

"Leggende, tradizioni, fantasticherie non hanno nessuna realtà nè nella vita dei sensi, nè nella vita razionale e tuttavia costruiscono spesso un modo di vita, storicamente definito."
Dina Bertoni Jovine, 1962

Auguri di buon anno.

venerdì 26 dicembre 2014

Cuba-USA: cosa c'è dietro la 'distensione'


Dopo che nel 1959 la rivo­lu­zione cubana pose fine al domi­nio sta­tu­ni­tense, ini­ziato con la guerra ispano-americana del 1898, gli Usa hanno cer­cato per oltre mezzo secolo di ricon­qui­stare Cuba ricor­rendo a ogni mezzo: dall’invasione al ter­ro­ri­smo di stato, dall’isolamento all’embargo.

Ma la resi­stenza del popolo cubano, orga­niz­zato in «Stato socia­li­sta di lavo­ra­tori, indi­pen­dente e sovrano» (art. 1 della Costi­tu­zione), ha fatto fal­lire il ten­ta­tivo. È stato costretto a pren­derne atto il pre­si­dente Barack Obama, rista­bi­lendo le rela­zioni diplo­ma­ti­che e allen­tando in parte l’embargo.

Tale deci­sione viene accolta con gioia dai cubani e da coloro che li hanno soste­nuti, in quanto frutto della loro lotta. Con­tem­po­ra­nea­mente però si assi­ste a una vasta cam­pa­gna che fa assur­gere il pre­si­dente Obama agli onori della Sto­ria, come se avesse dato un taglio netto alla aggres­siva poli­tica sta­tu­ni­tense verso Cuba.

Inter­pre­ta­zione smen­tita dalla stessa Casa Bianca. «Decenni di iso­la­mento di Cuba da parte degli Usa – si legge nel docu­mento uffi­ciale – non sono riu­sciti a rea­liz­zare il nostro obiet­tivo: oggi, come nel 1961, Cuba è gover­nata dai Castro e dal Par­tito comu­ni­sta». Rista­bi­lendo le rela­zioni diplo­ma­ti­che, «gli Usa con­cen­trano i loro sforzi nel pro­muo­vere l’indipendenza del popolo cubano, così che esso non debba fare affi­da­mento sullo Stato cubano».
L’amministrazione Obama, dun­que, non cam­bia la stra­te­gia mirante alla distru­zione dello Stato cubano. Cam­bia solo il modo per rea­liz­zarla. Non ci sarà un nuovo sbarco tipo quello della Baia dei Porci, effet­tuato nel 1961, sotto la pre­si­denza del demo­cra­tico Ken­nedy, da con­tro­ri­vo­lu­zio­nari cubani adde­strati e finan­ziati dalla Cia.

Ci sarà, sotto la pre­si­denza del demo­cra­tico Obama, lo sbarco di orga­niz­za­zioni «non-governative» (ema­na­zione della Cia e del Dipar­ti­mento di Stato), inviate da Washing­ton per «pro­getti uma­ni­tari di soste­gno al popolo cubano». Il Con­gresso degli Stati uniti – sot­to­li­nea il docu­mento della Casa Bianca – ha stan­ziato ingenti «fondi per la pro­gram­ma­zione della demo­cra­zia a Cuba, fina­liz­zati a for­nire assi­stenza uma­ni­ta­ria, pro­muo­vere i diritti umani e le libertà fon­da­men­tali, soste­nere il libero flusso di infor­ma­zioni, inco­rag­giare le riforme nei nostri con­tatti ad alto livello con fun­zio­nari cubani». Saranno in par­ti­co­lare finan­ziate «le atti­vità di fon­da­zioni pri­vate e isti­tuti di ricerca e istruzione».

Insieme alle orga­niz­za­zioni «non-governative» con le tasche piene di dol­lari, sbar­che­ranno le mul­ti­na­zio­nali Usa che, scrive il «New York Times», stanno costi­tuendo una «testa di ponte» per pene­trare con i loro capi­tali nell’economia cubana, pun­tando al set­tore delle bio­tec­no­lo­gie (molto svi­lup­pato a Cuba), a quello mine­ra­rio (soprat­tutto del nic­kel di cui Cuba pos­siede una delle mag­giori riserve al mondo), al set­tore alber­ghiero e turi­stico dalle grosse potenzialità.

La sfida che ha di fronte il popolo cubano è come impe­dire che le con­qui­ste della rivo­lu­zione ven­gano vani­fi­cate dalla nuova offen­siva con­dotta da Washing­ton con stru­menti non meno peri­co­losi dei pre­ce­denti.
Oggi la situa­zione è più favo­re­vole per Cuba: gran parte dell’America latina non è più «il cor­tile di casa degli Stati uniti» e Cuba, insieme a Vene­zuela (sog­getto a nuove san­zioni Usa) e altri paesi, ha dato vita all’Alleanza boli­va­riana per le Ame­ri­che. Deci­siva è una nuova gene­ra­zione che a Cuba porti avanti la rivo­lu­zione, facendo fal­lire il piano di Washing­ton di demo­lire lo Stato socia­li­sta in nome di una «indi­pen­denza del popolo cubano», che sarebbe una nuova dipen­denza dall’imperialismo Usa.


Manlio Dinucci, 22.12.2014 da il Manifesto del 23/12/2014

mercoledì 24 dicembre 2014

L'educazione (Mandela)


 
"L'educazione è il grande motore dello sviluppo personale. E' grazie all'educazione che la figlia di un contadino può diventare medico, il figlio di un minatore il capo miniera o un bambino nato in una famiglia povera il presidente di una grande nazione.
Non ciò che ci viene dato, ma la capacità di valorizzare al meglio ciò che abbiamo è ciò che distingue una persona dall'altra"
 
Nelson Mandela

martedì 23 dicembre 2014

Favole 'esopiche': auguri di buon Natale


IL DRAGO E IL GUERRIERO

C’era una volta un piccolo drago che non sapeva volare, e non riusciva a sputare fuoco. Riusciva solo a fare fumo. Tutti gli altri draghi lo prendevano in giro e lui si sentiva triste e solo. Infatti così un giorno decise di andare via da quel villaggio… cammina cammina, arrivò in un paese dove viveva un guerriero buono e bravo. Il guerriero vide il drago triste e decise di aiutarlo. Prima gli insegnò a volare e poi per dieci giorni su mille pensò a come aiutarlo a sputare fuoco. Finalmente trovò la medicina per la sua malattia. In quel paese c’era un vulcano e il guerriero e il drago andarono insieme sul vulcano. Il guerriero disse al drago:- assaggia questa lava e vedrai che sputerai fuoco. Il drago assaggiò la lava e riuscì a sputare fuoco, decise così di ritornare nel suo villaggio e tutti gli altri draghi rimasero a bocca aperta quando lo videro che anche lui riusciva a sputare fuoco. E il drago tutto felice e contento disse: “ Chi la fa l’aspetti”!

LA CAPRETTA E L'AMORE

Un giorno in un bel gregge trovarono una piccola capretta, era bellissima ma con un piccolo difetto era dal pelo nero. Per questo motivo tutto il gregge la scartava e la lasciavano in disparte. Un giorno di pioggia la piccola pecorella scappò e andò nel bosco, dopo un po’ di tempo arrivò un piccolo folletto e le chiese perché stava piangendo e la capretta disperata rispose: nessuno mi vuole, nessuno mi considera eppure io avrei tanto amore da dare. Il folletto chiamò gli altri folletti e le chiese di mettere in atto la loro magia e fare un mantello di fili di arcobaleno e così fecero. La capretta fu subito felice, e sprizzava di felicità, gioia e amore e andò dalle altre caprette donando amore anche a chi l’aveva fatta soffrire tanto.

Entrambe le favole sono state elaborate da Chiara De Stratis, studentessa del corso di Pedagogia del liceo delle scienze umane "F.De Sanctis" di Manduria (TA)

a tutti un sereno Natale!
(fe.d.)

giovedì 18 dicembre 2014

La truffa della consultazione sulla 'buona scuola' di Renzi



La scuola boccia il piano Renzi sugli scatti «di merito»



—  Roberto Ciccarelli, Il Manifesto, 15.12.2014

«Buona scuola». Resi noti i dati della consultazione sulla «Buona scuola»: il 60% respinge il piano sugli scatti stipendiali solo per i 2/3 dei docenti in base al merito. Il 46% è per un sistema misto su stipendio e merito, il 14% per l’anzianità. I presidi favorevoli alla «scuola azienda». Contraria la maggioranza di docenti e studenti



La maxi-consultazione pro­mossa dal governo sulla «Buona Scuola» ieri ha con­se­gnato un risul­tato impre­ve­di­bile. Il piano Renzi che pre­vede l’aumento dello sti­pen­dio al 66% dei docenti gra­zie ai cre­diti accu­mu­lati in base al merito è stato boc­ciato. Solo il 35% ha votato «meri­to­cra­zia», il 46% si è espresso per un «sistema misto» tra ser­vi­zio e merito. A que­sto biso­gna aggiun­gere chi è rima­sto sulle posi­zioni tra­di­zio­nali: il 14% vuole un sistema basato sull’anzianità.

Una sonora scon­fitta del governo. Era pre­ve­di­bile, dopo le grandi mani­fe­sta­zioni stu­den­te­sche e l’opposizione dei docenti ad una riforma per la quale si è speso il pre­si­dente del Con­si­glio in per­sona. Per­sino una con­sul­ta­zione che doveva dare una veste sta­ti­stica e com­pu­ta­zio­nale alla tra­sfor­ma­zione della scuola in senso azien­da­li­stico e neo­li­be­rale ha regi­strato un dis­senso dif­fuso nel paese.

Nella con­fe­renza stampa cele­bra­tiva tenuta ieri al mini­stero dell’Istruzione a Roma (con un con­certo), si è cer­cato di sor­vo­lare sul senso di que­sti dati, anche se sono state rico­no­sciute «cri­ti­cità». La par­te­ci­pa­zione è stata alta, si è detto. Gli accessi al sito labuo​na​scuola​.gov​.it lo con­fer­me­reb­bero: 1 milione e 300 mila visite; 207 mila «discus­sant» online; 200 mila par­te­ci­panti ai 2400 dibat­titi che avreb­bero coin­volto il 70% delle scuole ita­liane. Dati che suf­fra­gano l’esito prin­ci­pale di un son­dag­gio pub­bli­ciz­zato dalla Rai a reti uni­fi­cate e che ora si è tra­sfor­mato in un boo­me­rang che ren­derà neces­sa­rio, forse, un aggiu­sta­mento del tiro.
Il mini­stro dell’Istruzione Gia­nini ha sot­to­li­neato che l’81% dei con­sul­tati ha espresso parere posi­tivo sulla pro­po­sta di basare lo sti­pen­dio dei docenti sul merito e non sull’anzianità. «Sta qui il valore poli­tico di una con­sul­ta­zione» ha scandito.

Nelle 73 pagine del libretto che riporta i risul­tati si sco­pre che ad essere «molto d’accordo» è l’87% dei diri­genti sco­la­stici, inte­res­sati alla nascente figura del «pre­side mana­ger» che chia­merà diret­ta­mente i docenti per com­porre quella che nel gergo neo­li­be­rale viene defi­nita la «squa­dra». Favo­re­vole anche il 70% dei geni­tori che hanno par­te­ci­pato alla con­sul­ta­zione. «Meno favo­re­voli», o del tutto con­trari, il 64% dei docenti e il 56% degli stu­denti. Anche in que­sto caso si tratta della mag­gio­ranza dei sog­getti diret­ta­mente coin­volti nel lavoro didat­tico. Al di là dell’impostazione del son­dag­gio, che rischia di creare una con­flit­tua­lità tra i diri­genti e le fami­glie, da un lato, e i docenti “con­ser­va­tivi” dall’altro lato, la pro­po­sta ren­ziana non sem­bra avere convinto.

Cer­chiamo allora di capire la ragione di que­sto rove­scio. Il piano Renzi sulla scuola pre­vede l’abolizione degli scatti sti­pen­diali e l’introduzione di cre­diti per meriti didat­tici, titoli o inca­ri­chi nella buro­cra­zia sco­la­stica. Il totale di que­sti «cre­diti» gene­rerà l’aumento degli sti­pendi. Il primo scatto verrà matu­rato 4 o 5 anni dopo l’assunzione e andrà a regime entro tre anni. Que­sti aumenti riguar­de­ranno solo il 66%, cioè i due terzi. A que­sta discri­mi­na­zione sull’intero corpo docente, se ne aggiunge un’altra all’interno di que­sto 66%. I meri­te­voli non saranno sem­pre le stesse per­sone. Pur «eccel­lenti» nel loro lavoro dovranno pas­sare il testi­mone a qual­cuno che corre più veloce di loro. Secondo alcune pro­ie­zioni, cir­co­lanti tra sin­da­cati e gior­nali spe­cia­liz­zati, que­sto mec­ca­ni­smo por­terà a tagli sulle retri­bu­zioni pari tra i 200 e i 331 milioni di euro. Se è vero che qual­cuno per­ce­pirà fino a 9 mila euro in più all’anno, tutti per­de­ranno da 45 a 72 euro al mese. Dopo avere bloc­cato i con­tratti, ora l’austerità si finan­zia con i soldi dei docenti e con la corsa alla «meri­to­cra­zia». Del resto, lo stesso son­dag­gio tra­duce le per­ples­sità sul rischio di tra­sfor­mare la scuola in un super­mer­cato dei crediti.

Per capire tali per­ples­sità biso­gna leg­gere le con­sul­ta­zioni svolte nelle ultime set­ti­mane da perio­dici spe­cia­liz­zati e dai sin­da­cati. Un son­dag­gio di «Oriz­zonte Scuola», ad esem­pio, ha regi­strato l’88% di «No» alla riforma «meri­to­cra­tica». In un’altra con­sul­ta­zione pro­mossa dalla Gilda i «No» sono stati l’84,3%. La chia­mata diretta dei presidi-manager è stata respinta con il 76%. Oltre 4 mila lavo­ra­tori della scuola, com­preso il per­so­nale Ata disco­no­sciuto dalla riforma Renzi-Giannini, si sono espressi nega­ti­va­mente nell’indagine «la scuola giu­sta» della Flc-Cgil. Il ten­ta­tivo di que­ste con­sul­ta­zioni è stato quello di ricom­porre una «comu­nità» sco­la­stica che invece il governo vuole divi­dere nella cro­ciata per la rifon­da­zione del «patto edu­ca­tivo».
In una con­sul­ta­zione tesa a fide­liz­zare dall’alto il pub­blico rispetto a deci­sioni già prese è emerso il soste­gno all’altro punto chiave: la chiu­sura delle gra­dua­to­rie in esau­ri­mento (Gae) e l’assunzione di 148 mila docenti pre­cari a set­tem­bre. Soste­gno anche alla gestione dell’organico fun­zio­nale che per la riforma spin­gerà i neo-assunti a muo­versi di città in città alla ricerca di un posto e alla mobi­lità tra le cat­te­dre. Il son­dag­gio dà corpo al futuro di que­sti docenti: alle scuole pri­ma­rie dovranno ser­vire per gestire le sup­plenze. Nella secon­da­ria sarà fun­zio­nali al recupero.

Nes­suna parola sui circa 100 mila pre­cari esclusi dall’assunzione a set­tem­bre. Per la Corte di giu­sti­zia euro­pea devono essere assunti quelli che hanno 36 mesi di ser­vi­zio con­ti­nua­tivi negli ultimi cin­que anni. Il governo ieri ha riba­dito la linea: per loro c’è il con­corso nel 2016 (40 mila posti). Gli altri dovranno sal­tare il turno e restare disoccupati.

martedì 16 dicembre 2014

Impressioni del Sol Levante


"Gli artisti erano esseri di una specie diversa,mezzo angeli, mezzo demoni, distinti nella sostanza dagli uomini comuni. Le opere d'arte costituivano una realtà a parte, più pura, più perfetta, più ordinata, rispetto a questo mondo sordido e volgare. Entrare nell'orbita dell'arte era accedere a un'altra vita, nella quale non solo l'anima, ma anche il corpo si arricchiva e godeva attraverso i sensi."


                                 MARIO VARGAS LLOSA
                                 Da:" Il Paradiso è altrove"

giovedì 27 novembre 2014

SENTENZA STORICA: I PRECARI VANNO ASSUNTI!


Colpito al cuore il sistema della precarietà. La corte di giustizia europea: il governo italiano stabilizzi il personale Ata e i docenti che lavorano da più di 36 mesi con contratti a termine. Giannini rassicura: «148 mila in ruolo nel 2015 e 40 mila con un concorso». Per i sindacati è insufficiente: «La decisione riguarda anche gli altri 100 mila esclusi dal governo»

Roberto Ciccarelli su Il Manifesto (articolo integrale)

 La Corte di giu­sti­zia dell’Unione Euro­pea ha col­pito al cuore il sistema del pre­ca­riato nella scuola in Ita­lia. Con una sen­tenza attesa da tempo ieri la corte di Lus­sem­burgo pre­sie­duta dal giu­dice slo­veno Marko Ile­sic ha dichia­rato ille­gali i con­tratti di lavoro a tempo deter­mi­nato sti­pu­lati in suc­ces­sione oltre i 36 mesi (tre anni). Da oggi i docenti pre­cari e il per­so­nale Ata, che hanno supe­rato un con­corso nel 1999, o hanno otte­nuto un’abilitazione, hanno diritto ad essere assunti nella scuola. La Corte ha ripor­tato sui binari del diritto un paese che ha cer­cato con tutti i mezzi di restare nell’illegalità con il Dl 368 del 2001 che per­mette un numero illi­mi­tato di rin­novi con­trat­tuali solo nella scuola.
L’Italia sarà così obbli­gata, pena risar­ci­menti milio­nari e decine di migliaia di ricorsi ai giu­dici del lavoro, a tor­nare a far parte dello stato di diritto comu­ni­ta­rio dopo quin­dici anni.
La sen­tenza ha un valore epo­cale per­ché vale sia per il lavoro pub­blico che per quello pri­vato. Dun­que sia per la scuola e la pub­blica ammi­ni­stra­zione sia per le imprese. Que­sto signi­fica che la riforma Poletti (la prima parte del Jobs Act) che ha can­cel­lato la cosid­detta «cau­sa­lità» dei con­tratti a ter­mine può essere con­si­de­rata non valida poi­ché con­trav­viene alla diret­tiva euro­pea 70 del 1999. Quella che vieta i rin­novi dei con­tratti a ter­mine oltre i tre anni, ma che il governo Renzi non ha rispet­tato. Con­tro que­sta «riforma», i giu­ri­sti demo­cra­tici, la Cgil e l’Usb hanno già pre­sen­tato una denun­cia alla Com­mis­sione Euro­pea. In caso di parere posi­tivo, il ricorso pas­serà alla Corte che, alla luce della sen­tenza di ieri, non potrà che con­fer­mare il suo orien­ta­mento. Nel frat­tempo in Ita­lia, i giu­dici del lavoro saranno costretti ad appli­care la sen­tenza nella scuola o negli enti di ricerca e nella P.A.
La Corte ha smon­tato uno degli alibi usati dai governi per non fare le assun­zioni: quello dei con­corsi pub­blici. Una rarità ormai, di recente risco­perto in maniera cao­tica e ini­qua dal mini­stero dell’Istruzione. Ebbene, i lavo­ra­tori dovranno essere assunti subito senza aspet­tare l’epletamento delle pro­ce­dure concorsuali.
La sen­tenza fa inol­tre tra­bal­lare le basi sulle quali è stato costruito l’edificio della pre­ca­rietà sin dal 1997, quando il centro-sinistra di Prodi approvò il fami­ge­rato «pac­chetto Treu». Riso­lu­tivi sem­brano i punti 100 e 110 della sen­tenza a favore di otto docenti e col­la­bo­ra­tori ammi­ni­stra­tivi napo­le­tani che hanno lavo­rato per il mini­stero dell’Istruzione per non meno di 45 mesi su un periodo di 5 anni. Il primo sta­bi­li­sce che il con­tratto a tempo inde­ter­mi­nato è «la forma comune dei rap­porti di lavoro» anche in set­tori come la scuola dove il tempo deter­mi­nato rap­pre­senta «una carat­te­ri­stica dell’impiego». Il secondo punto smen­ti­sce le poli­ti­che dell’austerità con le quali i governi hanno giu­sti­fi­cato il blocco delle assun­zioni in tutto il pub­blico impiego: il rigore del bilan­cio non può giu­sti­fi­care il «ricorso abu­sivo a una suc­ces­sione di con­tratti di lavoro a tempo deter­mi­nato». Biso­gnava aspet­tare l’Europa per affer­mare la cer­tezza di que­sti prin­cipi. A tanto è arri­vata la bar­ba­rie poli­tica e giu­ri­dica nel nostro paese.
Ieri il governo Renzi ha pro­vato a fare il vago. La rispo­sta del mini­stro dell’Istruzione Ste­fa­nia Gian­nini era pre­ve­di­bile: la «buona scuola» pre­vede l’assunzione dei 148 mila docenti pre­cari nelle gra­dua­to­rie ad esau­ri­mento e il con­corso per 40 mila nel 2015. Tutto a posto allora? Per nulla. La sen­tenza della Corte chia­ri­sce la fon­da­men­tale discri­mi­na­zione com­piuta dal governo ai danni di almeno altre 100 mila per­sone che non ver­ranno assunte a set­tem­bre, pur aven­done i titoli. Si tratta dei docenti abi­li­tati Pas e Tfa, oltre che del per­so­nale Ata (almeno 15 mila). La mag­gior parte ha lavo­rato più di 36 mesi nella scuola. Si parla di 70 mila, ma anche di 100 mila.
Sui numeri non c’è cer­tezza per­ché manca un cen­si­mento serio, l’unico stru­mento per pro­ce­dere ad un vero piano per le assun­zioni. La sen­tenza è infine un colpo tre­mendo, anche finan­zia­rio, alla poli­tica degli annunci dell’esecutivo. Se, com’è pre­ve­di­bile, con­ti­nuerà sulla sua strada, allora dovrà pre­pa­rarsi a pagare milioni di euro in risar­ci­menti. Nei tri­bu­nali ita­liani giac­ciono almeno die­ci­mila ricorsi in attesa della sen­tenza della Corte. Da oggi i pro­cessi di mol­ti­pli­che­ranno a dismi­sura e si con­clu­de­ranno con una con­danna. Renzi si trova davanti a que­sta alter­na­tiva: assu­mere fino a 300 mila per­sone nella scuola, oppure ini­ziare a pagar­gli i danni.
Tutti i sin­da­cati della scuola stanno affi­lando le armi giu­ri­di­che. L’Anief, che tra i primi ha ini­ziato a per­cor­rere que­sta strada, pre­para una valanga di nuovi ricorsi per imporre il paga­mento degli scatti di anzia­nità ai pre­cari, non­ché le loro men­si­lità estive per un totale di 20 mila euro. «È una pagina sto­rica – ha detto Mar­cello Paci­fico, pre­si­dente Anief – Ora è asso­dato che non esi­stono ragioni ogget­tive per discri­mi­nare chi è stato assunto a tempo deter­mi­nato nella scuola dal 1999». La Gilda di Rino Di Meglio ha reca­pi­tato una dif­fida al governo. Se entro dicem­bre non avvierà la sta­bi­liz­za­zione dei pre­cari per­cor­rerà fino in fondo la via giudiziaria.
«La que­stione pre­ca­riato è esplo­siva – sostiene Mas­simo Di Menna della Uil Scuola – Con­ferma la mio­pia di una gestione del per­so­nale attenta al rispar­mio anzi­ché al rispetto dei diritti dei lavo­ra­tori». Piero Ber­noc­chi dei Cobas chiama alla mobi­li­ta­zione con­tro il governo che, come i pre­ce­denti, pre­fe­rirà pagare le multe piut­to­sto che rispet­tare il diritto: «Con il suo piano Renzi voleva espel­lere il 50% dei docenti met­tendo pre­cari con­tro pre­cari, fasce con­tro fasce. Non c’è riu­scito. Ora biso­gna esten­dere que­sta con­qui­sta a tutto il pub­blico impiego». «Non biso­gna illu­dere i pre­cari, non pos­sono aspet­tare gli anni del dibat­ti­mento nelle aule legali — sostiene Cri­stiano Fiorentini(Usb) — La sen­tenza non deter­mina assun­zioni imme­diate. Ci vuole una norma per la stabilizzazione».
«Il governo ha soste­nuto che la Cgil difende i lavo­ra­tori sta­bili e discri­mina quelli pre­cari — sostiene Mimmo Pan­ta­leo, segre­ta­rio Flc-Cgil — La sen­tenza della Corte di Giu­sti­zia euro­pea sulla scuola ha ribal­tato que­sta fal­sità e dimo­stra come il nostro sin­da­cato si stia bat­tendo per i pre­cari. Que­sta sen­tenza raf­forza le ragioni dello scio­pero gene­rale del 12 dicem­bre». Giunta all’indomani dell’approvazione alla Camera del Jobs Act, la sen­tenza col­pi­sce uno dei pila­stri della riforma tar­gata Renzi-Poletti: vieta cioè di rin­no­vare infi­nite volte il con­tratto a ter­mine: «Ora devono sce­gliere — con­ti­nua il sin­da­ca­li­sta — O affron­tano migliaia di ricorsi, e li per­de­ranno, oppure sta­bi­liz­zano tutti i pre­cari e non solo quelli iscritti nelle gra­dua­to­rie a esaurimento».

La sen­tenza della Corte Ue è uno di quei «casi in cui diciamo meno male che l’Europa c’è — ha com­men­tato la segre­ta­ria Cgil Susanna Camusso — Non c’è dub­bio che que­sta sen­tenza sia un pre­ce­dente per i pre­cari della P.A. e sul decreto Poletti. Il governo deve rispon­dere sul fatto che non pro­cede alla sta­bi­liz­za­zione dei precari».


Le migliori frasi per la Giornata internazionale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza


1^ posto (+1)
"Per un insieme di valori, non chiamateci minori"

                                       -Dinoi Michele. 
                                        Liceo delle Scienze Umane F. De Sanctis, Manduria
                                        Classe 3 AS/UM 

AutoMotivazione:
L'alunno in seguito spiega la scelta del motto appena sopra elencato e spiega che con l'evoluzione della società, si stanno tralasciando alcuni valori principali della vita del fanciullo,la definizione di minore non aiuta la società a integrare e rendere partecipe le opinioni,i sentimenti e il pensiero di questi fanciulli.Il termine minore nell'accezione comune è inteso come più piccolo e siccome al giorno d'oggi con l'ignoranza si è coinquilini,un termine un po' più adatto per questi fanciulli renderebbe per loro e per tutti una concezione di bambino adeguata al contesto.
  

2^ posto (+0,5)
"Lasciati guidare dal bambino che sei stato"
                                        -Pompigna Virginia.
                                         Liceo delle Scienze Umane F. De Sanctis, Manduria
                                         Classe 3 AS/UM


3^ posto (+)
"Uniti per il sorriso"
                                       -Di Maggio Flavia
                                        Liceo delle Scienze Umane F. De Sanctis, Manduria
                                        Classe 3 AS/UM
                                        

mercoledì 26 novembre 2014

Brïganten

(..)

"Non ho nulla da rimproverare alla mia coscienza perché ho agito sempre per costrizione e non per libera scelta; ma la società non ha voluto accogliermi nel suo seno. Mi consegno alla giustizia dopo aver invano sognato per me e per voi un mondo più giusto e più umano. Il mio nome echeggia tragicamente in tutta la Provincia: sappiate però che don Ciro è innocente di tanti delitti che gli sono addossati. Addio!"
(..)
Don Ciro, tra due fila di soldati, seguiva il cataletto incedendo a testa alta e quasi noncurante di quanto accadeva intorno. Ovunque soldati in assetto di guerra e perfino qualche cannone... Sugli archi della caserma sventolavano, in alto, la bianca bandiera borbonica e, al di sotto in stridente contrasto, la bandiera nera dei Decisi. Don Ciro, dopo aver allontanato ancora un sacerdote, fu condotto davanti agli archi e, nonostante le sue rimostranze, bendato e con le spalle rivolte al plotone. Un silenzio gelido si stese sulla piazza e risuonarono sferzate le parole della sentenza letta da un sottufficiale prima che l'ordine di fuoco venisse impartito. La luna in quel momento si fece spazio tra le fredde nuvole di febbraio e sovrappose il suo colore funereo ai lumi e alle fiaccole; le campane mandavano all'intorno rintocchi di morte. Atterrita e spaurita, la gente attese come una liberazione il suono della tromba: una scarica di fucileria laceró il silenzio della sera dissolvendo il mito di don Ciro Annicchiarico.
(..)
Da: Rosario Quaranta ~ Un prete brigante - Don Ciro Annicchiarico  (1775-1818)
ed. Del Grifo, 2005

mercoledì 19 novembre 2014

Giornata per i diritti dell'infanzia:bambini di tutto il mondo, unitevi!


Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia

La Convenzione ONU sui Diritti dell'infanzia fu approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre1989. Essa esprime un consenso su quali sono gli obblighi degli Stati e della comunità internazionale nei confronti dell'infanzia:
-Tutti i paesi del mondo (eccetto Somalia e Stati Uniti) hanno ratificato questa Convenzione.
-La Convenzione è stata ratificata dall'Italia il 27 maggio 1991 con la legge n. 176.
-Oggi aderiscono alla Convenzione 193 Stati.
-La Convenzione è composta da 54 articoli.
-La Convenzione è uno strumento giuridico e un riferimento a ogni sforzo compiuto in cinquant'anni di difesa dei diritti dei bambini.
La creazione della convenzione è ricordato ogni anno, il 20 novembre, con la commemorazione della Giornata internazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.

Grazie Wiki!

giovedì 13 novembre 2014

Se ieri Pasolini, oggi…

Sul numero odierno de Il Manifesto, in edicola a 20€ per sostenere l'acquisto della testata da parte della cooperativa dei giornalisti, uno stralcio dell'articolo di Alberto Burgio su Pasolini........


Se ieri Paso­lini lamen­tava che il Pci fosse un cen­tro di potere, che direbbe oggi – lui comu­ni­sta – di una sedi­cente «sini­stra» inse­diata nelle stanze più ambite del Palazzo e feb­bril­mente impe­gnata in una guerra senza quar­tiere non solo con­tro la verità (la poli­tica ridotta a tra­smis­sione di spot a reti uni­fi­cate) ma anche con­tro il lavoro, per radi­ca­liz­zarne la subor­di­na­zione? Difatti sus­si­stono, per con­tro, anche ele­menti di inat­tua­lità di quella denun­cia, che pro­prio da qui discen­dono.
Intanto: dove scri­ve­rebbe oggi Pier Paolo Paso­lini? Allora poteva sfer­rare attac­chi ad alzo zero con­tro i potenti dalla prima pagina del prin­ci­pale quo­ti­diano ita­liano che già da due anni ospi­tava le sue inau­dite pro­vo­ca­zioni. Lì poteva dirsi orgo­glio­sa­mente comu­ni­sta. E pra­ti­care la libertà dell’intellettuale senza riguardi per diplo­ma­zie e opportunità.

La sua scan­da­losa pre­senza riflet­teva e appro­fon­diva con­trad­di­zioni irri­solte in un sistema di potere che si sarebbe blin­dato solo nel corso degli anni Ottanta, al tempo della strut­tu­rale crisi di espan­si­vità del capi­ta­li­smo maturo. Oggi sarebbe forse imma­gi­na­bile un Paso­lini edi­to­ria­li­sta del Cor­riere della sera o di Repub­blica? Cia­scuno cono­sce la rispo­sta, se appena ha con­tezza del deso­lante pae­sag­gio dell’informazione ita­liana. Che non è un ambito distinto e sepa­rato, ma lo spec­chio fedele della deca­denza intel­let­tuale e morale del paese e della cor­ru­zione di tutta una classe diri­gente.

mercoledì 5 novembre 2014

Ecco come il 'pensiero unico' distrugge scuola e Università


Dagli anni '90 a oggi un massacro bipartisan

Come l’istruzione sia con­ce­pita dal punto di vista di un’ideologia di destra è com­pren­si­bile, e ben noto, al let­tore anche solo un po’ attento alla poli­tica. Ma sull’università il discorso è ancora più sem­plice e si potrebbe rias­su­mere così: roba da ric­chi. E pazienza se qual­cuno par­ti­co­lar­mente geniale rie­sce a «bucare» il blocco pro­ve­niendo dai ceti infe­riori. Uno su mille ce la fa, can­tiam pure anche noi.
Del resto è la tesi pale­se­mente dichia­rata da molti. Un solo esem­pio: in «Facoltà di scelta», di Ichino e Ter­liz­zese, si sostiene can­di­da­mente che l’istruzione supe­riore è un lusso che deve essere pagato dagli utenti. Dun­que è, appunto, roba da ricchi.
Una visione di sini­stra come dovrebbe essere?
Anche qui, per ragioni di spa­zio, ricor­riamo a uno slo­gan: l’università come ascen­sore sociale. Manca la can­zo­netta, ma spe­riamo che prima o poi qual­che nostro can­tore prov­veda. Per soste­nere que­sto assunto non c’è biso­gno di fare rife­ri­mento a posi­zioni di accen­tuata sini­stra: è più o meno quanto si dice nella pacata for­mu­la­zione degli artt. 3, 33 e 34 della Costi­tu­zione. Basta cioè un approc­cio, vogliamo dir così, illuminista?
Ora, come è messa la nostra uni­ver­sità pubblica?
La più recente ana­lisi Ocse ci descrive agli ultimi posti nell’investimento sull’istruzione supe­riore, nel rap­porto docenti/studenti, nel numero di ate­nei, e con una per­cen­tuale di lau­reati che ci vede ultimi in Europa. La spesa per stu­dente è sotto la media, men­tre sono in costante aumento i costi sca­ri­cati sulle fami­glie. Non ci mera­vi­glia che l’Italia sia al ter­zul­timo posto per per­cen­tuale di gio­vani lau­reati. E la scuola? Peg­gio ancora. Ben al di sotto della media Ocse in rela­zione a tutti gli indi­ca­tori, com­presi gli indici di inclu­sione sociale, tranne rare e diso­mo­ge­nee ecce­zioni: un sistema sco­la­stico for­te­mente pola­riz­zato e con una situa­zione di reale emer­genza al Sud, maglia nera per i numeri della disper­sione. E intanto gra­vano gli ulte­riori tagli pre­vi­sti dalla legge di sta­bi­lità per il 2015.
Se ne dovrebbe con­clu­dere che, per arri­vare a un simile disa­stro, ci siano voluti almeno vent’anni di soli governi e mini­stri di destra. Ma la sto­ria ci dice tutt’altro.
deter­mi­nare la disar­ti­co­la­zione del sistema nazio­nale dell’istruzione pub­blica è la legge isti­tu­tiva dell’autonomia sco­la­stica (Bas­sa­nini, 1997) che isti­tui­sce tanti cen­tri di istru­zione sepa­rati e in com­pe­ti­zione tra loro quanti sono gli isti­tuti sco­la­stici. Con l’autonomia il pre­side diventa mana­ger e pro­muove la sua scuola sul mer­cato. L’autonomia si nutre di vuoto didat­ti­ci­smo («saper essere»), di for­mule burocratico-pedagogiche («impa­rare ad impa­rare»). La rinun­cia a una cul­tura com­plessa, pro­fonda e disin­te­res­sata, viene sug­gel­lata dai can­tori dell’autonomia con l’ideologia delle competenze.
La pro­gres­siva dimi­nu­zione delle spese per l’istruzione inau­gu­rata da Bas­sa­nini si accom­pa­gna, con la legge Ber­lin­guer sulla parità, a un costante aumento dei finan­zia­menti alle scuole pri­vate, per­lo­più cat­to­li­che. A par­tire dal 2000, col plauso del governo D’Alema I, Con­fin­du­stria e Santa Sede, il det­tato costi­tu­zio­nale verrà siste­ma­ti­ca­mente eluso e gli oneri dello stato nei con­fronti delle scuole pri­vate cosid­dette pari­ta­rie aumen­te­ranno progressivamente.
Anche per il 2015, a fronte dei tagli per scuola e uni­ver­sità sta­tali, 200 milioni di euro ver­ranno loro gene­ro­sa­mente elar­giti. La riforma fede­ra­tiva del Titolo V della Costi­tu­zione (governo D’Alema II) spazza via le ultime incer­tezze in mate­ria: regio­na­lizza l’istruzione e per­mette alle Regioni di isti­tuire vou­cher per le scuole paritarie.
Insomma, con Ber­lin­guer e D’Alema chi manda i figli alla scuola cat­to­lica viene pagato, men­tre nelle scuole sta­tali i ter­mo­si­foni non par­tono e i sof­fitti crol­lano. Altro che carta igienica.
Irre­tito dalla stra­te­gia del mosaico, nello stesso «anno d’oro delle riforme», Ber­lin­guer mette mano agli ordi­na­menti uni­ver­si­tari: il 3 + 2, con­ce­pito a Parigi e par­to­rito a Bolo­gna, lungi dal deter­mi­nare le magni­fi­che sorti e pro­gres­sive dell’università ita­liana, pro­duce un’insopportabile pro­li­fe­ra­zione di corsi di lau­rea e sedi decen­trate, e una dram­ma­tica fram­men­ta­zione e dequa­li­fi­ca­zione del per­corso for­ma­tivo. Il tutto senza che dimi­nui­sca il numero di abban­doni dopo il primo anno, o che cre­sca il numero dei lau­reati, ancora di 15 punti per­cen­tuali al di sotto della media europea.
Pochi anni e qual­che «mini­stro per caso» dopo, ecco le déluge: Gel­mini, stru­mento cieco dell’occhiuto Tre­monti, darà all’intero sistema il colpo di gra­zia, rifor­mando e depau­pe­rando (da cen­tro­de­stra) scuola e uni­ver­sità, col plauso dell’illustre pre­de­ces­sore (di cen­tro­si­ni­stra), da cui ha ben appreso l’arte della desco­la­riz­za­zione, della disar­ti­co­la­zione, dell’aziendalizzazione, della governalizzazione.
Vani­lo­quio? Chiun­que abbia un figlio, un nipote o un vicino di casa a scuola o all’università sa di cosa stiamo parlando.
Oggi Ste­fa­nia Gian­nini, che ha con­ce­pito il suo inca­rico di mini­stra come tram­po­lino per un’elezione euro­pea mise­ra­mente fal­lita, lungi dal difen­dere ciò che resta di scuola e uni­ver­sità, fa il defilè per Renzi e tenta la qua­dra­tura del cer­chio, pro­muo­vendo la defi­ni­tiva dismis­sione dell’istruzione pub­blica, con­se­gnata al mer­cato senza nep­pure un bri­ciolo di rammarico.
La con­sul­ta­zione fasulla è già finita nelle maglie di una legge di sta­bi­lità che pre­fi­gura per il 2015 una scuola pri­vata della pos­si­bi­lità minima di sus­si­stenza. Una scuola, appunto, privata.
La ricetta Renzi è per­fet­ta­mente sovrap­po­ni­bile alle 100 pro­po­ste di Con­fin­du­stria: arre­tra­mento dello stato, tanto volon­ta­riato, bene­voli finan­zia­menti pri­vati, in nome di un malin­teso richiamo al prin­ci­pio di sus­si­dia­rietà, certo non appli­ca­bile a un’istituzione della Repubblica.
Et voilà, la scuola-azienda, sti­pendi da fame e con­di­zione di lavoro ser­vile, è servita.
Gli stu­denti nostal­gici che ancora invo­cano il «diritto allo stu­dio» impa­rino dai loro docenti della scuola pub­blica le com­pe­tenze del terzo mil­len­nio: pen­siero unico, fles­si­bi­lità, pre­ca­rietà, delo­ca­liz­za­bi­lità, silenzio.
Ma sì, che dia­volo: come ci inse­gnano i cat­to­li­be­ri­sti di Con­fin­du­stria o del Pd, istru­zione e cul­tura son roba da ricchi.


 Anna Angelucci, Maurizio Matteuzzi, Il Manifesto3.11.2014


domenica 2 novembre 2014

Art.1



"Art.1: L'Italia e' una Repubblica fondata sul silenzio delle istituzioni di fronte alla privazione del diritto al lavoro"

striscione delle 'magliette rosse', lavoratori in lotta della compagnia aerea Meridiana, imprese Accenture-Milano

sabato 25 ottobre 2014

Le politiche neoliberiste colpiscono i disabili e le loro famiglie. E' barbarie o civiltà?


Ho giocato con Thea, una bambina autistica, nel suo sguardo il calvario di tante famiglie

Il Garantista, quotidiano nazionale, rubrica "Commenti", sabato 25 ottobre 2014


di Mattia Baglieri


Sabato sono stato chiamato dall’ANGSA, l’associazione nazionale genitori di soggetti autistici, a passare una giornata da “genitore per un giorno” di Thea, una bimba di otto anni colpita gravemente dal disturbo autistico. Mi sono dedicato a Thea ed ho giocato con il suo fratellino, sono stato con la sua famiglia a pranzo e a fare la spesa. Thea è forte sul fronte relazionale: cerca il tuo sguardo e si fa capire quando vuole essere presa in braccio, ma a otto anni ancora non sa parlare. Quest’estate ha dovuto faticare non poco per frequentare un centro estivo a causa dell’assenza di operatori specializzati. L’unica terapia che la aiuta, la ABA (Applied Behavior Analysis) è in gran parte a carico della famiglia e, da sola, si porta via uno stipendio al mese…

Una giornata particolare non basta per rendersi conto delle vicissitudini e delle mille esigenze che la famiglia di un bambino autistico passa quotidianamente, gravata dai tagli verticali tanto sul fronte dell’assistenza quanto su quello dell’educazione integrativa.

 Un tempo l’Italia era assai avanti sul sostegno, grazie all’azione intellettuale di pedagogisti progressisti come Maria Montessori e Bruno Ciari. Ma oggi la tendenza si sta invertendo pericolosamente con il monte ore integrativo dedicato ai bimbi disabili che si riduce significativamente anno dopo anno, con i comuni costretti a ricorrere ai fondi regionali per la non autosufficienza, anch’essi sempre più minati e fortemente differenziati da regione a regione. Ho sentito anche brutte storie sul fronte della diagnosi, nel mondo della formazione che frequento come ricercatore, di studenti del ciclo inferiore i cui problemi di vera e propria disabilità vengono derubricati a più modesti “disturbi specifici di apprendimento” al fine di ridurre loro il sostegno scolastico di cui sarebbe loro diritto godere sulla base dell’articolo 3 della stessa Costituzione laddove essa afferma che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Oggi si fa necessario ed urgente il passaggio da una politica fondata sulla “paura” nei confronti dell’altro, ad una politica fondata sulla“simpatia”, ovverosia, in senso etimologico, sulla capacità di immedesimarsi gli uni nei panni degli altri. Forse per superare l’egoismo imperante basterebbe ricordare il precetto di Rousseau che nel suo capolavoro Emilio ricordava come “ciascuno domani potrà trovarsi nelle stesse condizioni di colui che oggi assiste”. La condizione della vita umana è una condizione vulnerabile,per questo occorrerebbe che chi detiene le redini del potere economico e politico lo ricordasse, magari proprio passando del tempo con le persone portatrici di disabilità e con le loro famiglie. Si verrà a conoscenza di uno sguardo diverso di concepire il mondo, rispetto agli assai labili canoni della “razionalità”,ma si verrà anche a conoscenza di tormenti indicibili, di sofferenze degradanti e di contesti di grande ed inaccettabile solitudine. L’Europa ci chiede sacrifici che colpiscono i più deboli ed i più fragili, la Costituzione ci chiede invece di sostenere attraverso un profondo orientamento alla giustizia sociale i soggetti che hanno risorse più scarse. È tempo di stabilire una volta per tutte di chi sia la supremazia nell’orientare l’azione pubblica. Passiamo del tempo con i bimbi autistici, con i loro eroici genitori e i loro insegnanti ed educatori, con coloro che oggi portano una patologia che domani in qualche modo ciascuno di noi potrebbe condividere. Dove non arriveranno le rigide direttive sovranazionali arriverà certamente la riscoperta della nostra umanità.



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martedì 14 ottobre 2014

La Bolivia di Morales: hermanos.....

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Il presidente indio della Bolivia Evo Morales, dopo aver vinto per la terza volta con larghissimo margine le elezioni, ha detto: "Questo trionfo democratico del popolo boliviano è dedicato a tutti i popoli dell'America Latina e del mondo che lottano contro il capitalismo e contro l'imperialismo", promettendo di fare del suo paese la capitale dell'energia dell'America latina."Questo trionfo, fratelli e sorelle, è dedicato a Fidel Castro ed Hugo Chavez, che riposi in pace". Dal momento che Morales è entrato in carica, il paese ha visto una costante crescita economica. L'anno scorso il PIL è cresciuto del 6,5%, quasi come la Cina.






"Hermanos, quiero aprovechar a nombre de ustedes... este triunfo del pueblo boliviano, en democracia. queda dedicado a todos los pueblos en América Latina y el mundo que luchan contra el capitalismo y contra el imperialismo. Este triunfo, hermanas y hermanos, es dedicado a Fidel Castro, dedicado a Hugo Chávez, que en paz descanse. Este triunfo es dedicado a todo presidente y gobierno anticapitalista y antimperialista..."
Evo Morales Ayma

domenica 12 ottobre 2014

Malala, Nobel 2014, l'istruzione al potere

 
 

Sì è vero: cambiare il mondo è anche una penna, un allievo e un insegnante in più. Una scuola in più, tante scuole in più. Grazie Malala. (fe.d.)

domenica 28 settembre 2014

Francesco De Sanctis: io non credo alla reazione



« Io, signori, non credo alla reazione; ma badiamo che le reazioni non si presentano con la loro faccia; e quando la prima volta la reazione ci viene a far visita, non dice: io sono la reazione. Consultatemi un poco le storie; tutte le reazioni sono venute con questo linguaggio: che è necessaria la vera libertà, che bisogna ricostituir l'ordine morale, che bisogna difendere la monarchia dalle minoranze. Sono questi i luoghi comuni, ormai la storia la sappiamo tutti, sono questi i luoghi comuni, coi quali si affaccia la reazione.»

Francesco De Sanctis, Ministro della Pubblica Istruzione, discorso alla Camera - 10 dicembre 1878

Ben presto, dunque, la faccia da guitto del sign. Renzi sarà senza maschera. Sui problemi della scuola.


Svelate le vere intenzioni dietro il piano sulla scuola del duo truffaldino Renzi-Giannini



Articolo su Il Manifesto di sabato 27 settembre 2014

autrice: Anna Angelucci*


La con­sul­ta­zione popo­lare sul docu­mento «La Buona Scuola» è ini­ziata il 15 set­tem­bre e si con­clu­derà a metà novem­bre. Ci rife­riamo al rap­porto inti­to­lato «La Buona Scuola». Pre­sen­tato alla stampa il 3 set­tem­bre scorso, enun­cia ambiti e moda­lità dei futuri inter­venti legi­sla­tivi imma­gi­nati da que­sto ese­cu­tivo: accesso alla pro­fes­sione, for­ma­zione, valu­ta­zione, sta­tus giu­ri­dico, car­riera dei docenti; com­pe­tenze dei diri­genti sco­la­stici, sus­si­dia­rietà pubblico-privato, organi col­le­giali e governo della scuola.

Nel merito, al netto di atti dovuti con­trab­ban­dati come scelte (l’assunzione a tempo inde­ter­mi­nato di 150 mila pre­cari impo­sta dalle diret­tive euro­pee) e di alcune vel­leità con­di­vi­si­bili (più arte, più musica, più edu­ca­zione fisica sin dalle ele­men­tari), il qua­dro che si deli­nea è quello di una scuola che rinun­cia defi­ni­ti­va­mente a tutti i nostri prin­cipi costi­tu­zio­nali e, prima ancora, al sistema di valori cui quei prin­cipi fanno rife­ri­mento: una scuola in cui la com­pe­ti­zione pre­varrà sulla coo­pe­ra­zione, una scuola finan­ziata e con­trol­lata dal mer­cato, una scuola mar­cata da un’autonomia loca­li­stica in cui il ter­ri­to­rio si farà destino.

Una scuola che avrà dun­que rinun­ciato al suo man­dato costi­tu­zio­nale, quello di ricom­porre le ine­gua­glianze socio-economiche e cul­tu­rali per con­sen­tire a tutte e a tutti pari oppor­tu­nità di eser­ci­zio della cit­ta­di­nanza e di accesso ai saperi cri­tici. Una scuola defi­ni­ti­va­mente tra­sfor­mata in azienda, costan­te­mente sot­to­po­sta al vaglio del custo­mer care.
Come ci chiede l’Unione Euro­pea. La quale, pat­teg­giando la dila­zione del pareg­gio di bilan­cio con riforme neo­li­be­ri­ste, ci impone i dik­tat della troika anche nell’istruzione.

Se leg­giamo le rac­co­man­da­zioni del Con­si­glio Euro­peo sul pro­gramma ita­liano di sta­bi­lità del 2014 non resta alcun dub­bio sul fatto che Mat­teo Renzi i com­piti a casa li stia ese­guendo scru­po­lo­sa­mente. Si chiede «la diver­si­fi­ca­zione della car­riera dei docenti, la cui pro­gres­sione deve essere meglio cor­re­lata al merito e alle com­pe­tenze, asso­ciata ad una valu­ta­zione gene­ra­liz­zata del sistema edu­ca­tivo che potrebbe tra­dursi in migliori risul­tati della scuola». Si chiede «il raf­for­za­mento e l’ampliamento della for­ma­zione pra­tica, aumen­tando l’apprendimento basato sul lavoro e l’istruzione e la for­ma­zione pro­fes­sio­nale, per assi­cu­rare una tran­si­zione age­vole dalla scuola al mer­cato del lavoro».

Nell’elaborato del pre­mier tutte le con­se­gne sono rispet­tate: gli scatti di anzia­nità sosti­tuiti da scatti per com­pe­tenze; la valu­ta­zione incre­men­tata con il ricorso per­va­sivo ai test Invalsi e con la pre­senza degli esterni; le forme di alter­nanza scuola-lavoro, da svol­gersi più in azienda che a scuola, asso­lu­ta­mente rafforzate.

Ora, come si con­fi­gura la pro­po­sta dell’esecutivo? «La buona scuola» non è un dise­gno o un pro­getto di legge pre­sen­tato e discusso in Par­la­mento, come iter giu­ri­dico e isti­tu­zio­nale vor­rebbe, bensì un «rap­porto», annun­ciato ai cit­ta­dini in tele­vi­sione, con il con­sueto cor­redo post­mo­derno di loghi e slide. «Docenti, stu­denti, geni­tori, nonni o altro» pos­sono regi­strarsi sul sito dedi­cato e com­pi­lare un que­stio­na­rio a rispo­sta chiusa; pos­sono par­te­ci­pare e pro­muo­vere dibat­titi sulla piat­ta­forma, pre­li­mi­nar­mente muniti di kit, sulla base di un for­mat e di una meto­do­lo­gia pre­de­fi­niti; pos­sono costruire «stanze» tipo «sblocca scuola», «meno costi per le fami­glie», «ser­vi­zio civile per la buona scuola».

Una moda­lità nep­pure appa­ren­te­mente tra­spa­rente, poi­ché priva di qua­lun­que pos­si­bi­lità di veri­fica e di inter­scam­bio tra chi vi accede e chi la governa. Ma l’Ocse ci ha inse­gnato che le riforme che hanno suc­cesso sono legate alla crea­zione del con­senso: nel Rap­porto 2009 spie­gava chia­ra­mente che «in Ita­lia il decen­tra­mento e l’autonomia della scuola non ha con­dotto a trat­ta­tive locali su sti­pendi, retri­bu­zioni e con­di­zioni di lavoro. Manca il con­senso per dotare gli isti­tuti e gli inse­gnanti degli stru­menti di gover­nance neces­sari». Ed ecco allora una con­sul­ta­zione tele­ma­tica pronta alla biso­gna, il secondo com­pito ben fatto del nostro volen­te­roso pre­si­dente del Consiglio.

Non importa che sia un dispo­si­tivo bio­po­li­tico, come direbbe il filo­sofo fran­cese Michel Fou­cault, cioè di fab­bri­ca­zione e con­trollo di forme di espres­sione e spazi di libertà solo appa­renti. Non importa che, in cor­pore vili, nes­sun cit­ta­dino cul­tu­ral­mente attrez­zato e nor­mo­do­tato aval­lerà mai la dismis­sione della scuola da parte dello Stato, chiun­que sia a chie­derla. Non importa che, men­tre gli ita­liani per due mesi si baloc­che­ranno sul sito della buona scuola, il mini­stero intro­durrà i prov­ve­di­menti varati a Bru­xel­les, «pas­so­do­po­passo», a colpi di note, cir­co­lari e diret­tive. Non importa che ci siano solu­zioni diverse dall’iniquo modello pri­va­ti­stico di stampo ame­ri­cano e anglo­sas­sone. Ci sem­bra di sen­tirlo, il solerte Mat­teo, men­tre fa bene i com­piti a casa: “Fou­cault chi?”

*Asso­cia­zione Nazio­nale «Per la Scuola della Repubblica»


venerdì 26 settembre 2014

Toccafondi conferma: con il piano di Renzi la scuola toccherà il fondo


da Il Manifesto di oggi, 27 settembre 2014 -- Roberto Ciccarelli

Con il fucile della spending review puntato dietro la schiena, il governo sta preparando una gigantesca partita di giro ai danni della scuola, dell’università e degli enti di ricerca. Nella prossima legge di stabilità ci potrebbero essere 900 milioni di euro in tagli complessivi per finanziare la prima tranche dei fondi necessari per assumere 148 mila precari dalle graduatorie ad esaurimento a settembre 2015. Ne serviranno, a regime, altri 2,7 miliardi, ma al momento l’esecutivo non sembra avere alcuna idea su dove, come e quando prenderli. (..)

Il «patto» pagato dai docenti
Ma non di soli tagli vive il miraggio della «riforma» Renzi. Non potendo perdere la faccia imponendoli in forma lineare, sullo stile Gelmini-Tremonti, il governo-che-tiene-tanto-alla scuola sceglie di rapinare le risorse direttamente dalle tasche dei docenti. Il sottosegretario all’Istruzione Toccafondi ieri ha gettato la maschera del «patto educativo». Rispondendo ad un’interpellanza parlamentare del Movimento 5 Stelle, ieri Toccafondi ha confermato che non ci saranno risorse aggiuntive per la scuola. E che quindi i tagli da 8,4 miliardi di euro non verranno nemmeno in parte recuperati. Saranno dunque i docenti a finanziare gli annunci di Renzi rinunciando ad una parte del loro stipendio.

I 5 Stelle denunciano: «Gli scatti di competenza sono una finzione perchè il sistema di Renzi prevede che il 66% dei docenti sia meritevole e il 34% immeritevole. Questo meccanismo è un taglio. La spesa per l’istruzione continua a calare anche con Renzi».


sabato 20 settembre 2014

Immanuel Kant: elogio dell'educazione (1)


Non occorre, d’altra parte, spender molte parole per dimostrare come l’educazione fisica, intellettiva, morale e civile per l’uomo sia una necessità. Sta bene che l’uomo, fornito di corpo e di animo, ha naturali disposizioni fisiche e intellettuali, come ha leggi sue proprie; ch’egli è un animale naturalmente ragionevole, sociabile e parlante, come lo definiva Aristotile. Ma senza l’arte educativa, abbandonato a se stesso, l’uomo non si distingue dagli animali bruti, non apprende il linguaggio, non dispiega debitamente le sue facoltà mentali e morali, e non può quindi conseguire il suo massimo perfezionamento e il vero suo fine.

I.Kant: da "La pedagogia", 1803

venerdì 19 settembre 2014

Cuba e l'istruzione


La Banca Mondiale ha pubblicato un recente rapporto in cui si parla dell'eccellenza cubana in fatto di scuola e sanità: Cuba possiede un corpo docente di alta qualità, un forte talento accademico, retribuzioni adeguate ed elevata autonomia professionale, al pari di Paesi rinomati come Finlandia, Singapore, Cina (in particolare la regione di Shanghai), Corea, Svizzera, Paesi Bassi e Canada.
Fin dalla rivoluzione del 1959 è stato creato un sistema che permette l’accesso a tutti alla salute e all’educazione: Cuba ha raggiunto l’alfabetizzazione generale, ha eliminato determinate malattie, ha permesso l’accesso all’acqua potabile e la salute pubblica di base, con bassi livelli di mortalità infantile e alta speranza di vita, con un ulteriore miglioramento dei tassi di mortalità infantile e speranza di vita negli anni Novanta.
La Banca mondiale ritiene le prestazioni dei servizi sociali a Cuba  fra i migliori del mondo in via di sviluppo, come documentato  da fonti di varie organizzazioni internazionali come l’Organizzazione mondiale della salute, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo e altre agenzie delle Nazioni Unite.
Il Paese assegna all’insegnamento il 13% del proprio bilancio nazionale contro la percentuale italiana inferiore al 4%.
Anche sul fronte della salute Cuba eccelle: ha inviato 165 medici e infermieri in Africa per combattere il virus dell’Ebola, mentre da noi si parla di chiusura delle frontiere.




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Inviato da: Renato Caputo <renatocaputo71@gmail.com

domenica 14 settembre 2014

Saviano sull'Espresso: la cialtroneria del governo-Renzi e le finte riforme alla scuola che nascondono solo tagli di oscuri ministri senza voti


Finalmente un bell'articolo di Roberto Saviano sull'ultimo numero dell'Espresso:


Ogni governo si sente in dovere di annunciare una “rivoluzione” 
nel mondo dell’istruzione. Un diversivo che serve solo a mascherare nuovi tagli. E il capitale umano del nostro paese diventa sempre 
più povero

di Roberto Saviano

È chiaro che il Governo in carica da pochi mesi non può essere considerato responsabile dello sfascio che si è andato accumulando nel corso dei decenni. Non si può neanche tacciare superficialmente l’azione di questa compagine di essere in piena continuità rispetto a quelle che l’hanno preceduta negli ultimi tre anni, poiché si affermerebbe una verità parziale che non aiuterebbe a comprendere le ragioni dello stallo. In aereonautica lo stallo può precedere lo schianto al suolo, poiché l’aereo, oramai ingovernabile, inizia a perdere inesorabilmente quota.

Date queste condizioni, quello che non si comprende è l’allegrezza, la spavalderia. Si pensava davvero che questi accenti caricaturali appartenessero, dopo il novembre 2011, al passato. Si pensava che con l’uscita di scena di Silvio Berlusconi, quell’eterno rinvio ai tipici personaggi della commedia all’italiana fosse esaurito. Si sperava che il pagliaccio e l’abile battutista con responsabilità di governo avessero lasciato il terreno a una generazione di persone serie, in grado di cogliere la gravità delle situazioni e dunque capace di lavorare con discrezione a soluzioni anche dolorose, ma di largo respiro.

Per un attimo era balenata l’idea che il cambiamento avrebbe consentito finalmente l’utilizzo di tante intelligenze umiliate o addirittura costrette alla fuga e all’esilio. Si credeva che quel capitale umano formato a caro prezzo e poi espulso dal mercato del lavoro potesse avere una possibilità di rientro in Italia. Certo sono passati pochi mesi e sarebbe ingiusto pensare che questo sogno sia del tutto infranto, ma il timore è che questi mesi, contraddistinti da un’assoluta inazione di Governo, abbiano mutato i caratteri di quel sogno.

Il timore è che dietro un Presidente del Consiglio che non esita a mettere in scena una pagliacciata per rispondere a un’autorevole testata economica, più che le intelligenze dimenticate si stiano accodando tanti sciacalletti in attesa di una chimerica nuova stagione delle vacche grasse: perlomeno questo sembra emergere dai territori, dove il Pd sembra sempre più uno di quei treni sovraffollati delle ferrovie indiane (o anche italiane), oramai parte dell’immaginario collettivo.

E non si tratta solo di messinscene o di comunicazione politica abbassata al rango della linea comica di una qualsiasi fiction; vi è di più. L’idea che ogni Governo si senta in obbligo di annunciare una “rivoluzione” nel mondo della scuola è oramai una tragedia alla quale dobbiamo rassegnarci. Come quel ministro senza voti che ha provato ad animare agosto con due polemiche stantie e studiate a tavolino – tra le quali l’eterno ritorno dell’art. 18 – così l’impressione è che l’ennesima rivoluzione della scuola altro non sia stato che il tentativo di creare un fronte polemico per l’autunno.

Con una drammatica, poiché fuori tempo, reiterazione di quel gioco delle parti (ministro, sindacati, studenti in piazza) che ha ammazzato la formazione degli italiani. Un giovane laureando che eroicamente pensi di diventare insegnante deve almeno avere la possibilità di sapere che i criteri di selezione e accesso alla professione saranno immutabili di qui a dieci anni almeno. Non deve subire l’opera di mobbing da parte di oscuri ministri, anch’essi senza voti, che dall’oggi al domani spacciano nuovi tagli alla spesa scolastica per “rivoluzioni”.

Il momento è gravissimo e la necessità di serietà è illimitata: il primo ministro e gli altri componenti del Consiglio dovrebbero rendersi conto che non è possibile sempre e comunque strizzare l’occhio alla più stantia rappresentazione della cialtroneria nazionale. Ci si aspetterebbe umiltà, silenzio, riservatezza: esistere solo quando si è al lavoro, rifuggendo ogni futilità. Ci si aspetterebbe la messa al bando di ogni arguzia. E se il giorno in cui si è ufficializzata la deflazione che ha portato l’economia italiana al 1959 il nostro Premier ha teatralmente mangiato il gelato, forse a breve sarà costretto a presentarsi al Paese in ginocchio e con la testa bassa, in un vuoto di parole, finalmente rappresentativo del disastro. Almeno allora potremo evitare di sorbirci l’ennesima cattiva rappresentazione di quei personaggi magistralmente ritratti – e non esaltati – dalla commedia all’italiana.

http://espresso.repubblica.it/opinioni/l-antitaliano/2014/09/10/news/non-so-che-fare-riformo-la-scuola-1.179445

giovedì 4 settembre 2014

FONZIE-RENZI: per la scuola, co-design jams, barcamp o world cafes. Capito?


Dalla redazione economica de Il Manifesto di oggi, 4 settembre:

Per assumere 148.100 nuovi docenti saranno necessari circa 3 miliardi di euro. Per l’esercizio finanziario 2015, primo anno di attuazione del piano, sarà necessario impegnare 1 miliardo da settembre a dicembre. In una simulazione inserita nel volume «La buona scuola» il costo immediato sarà di 3 miliardi di euro, che in 10 anni salirà a 4,1 miliardi (per contributi ecc). Il governo dice che prenderà i soldi dal risparmio delle supplenze. Una previsione che al momento sembra ottimistica, ma che spiega anche l’idea di sostituire gli scatti di anzianità con quelli «di competenza».

Dal 15 settembre al 15 novembre partirà inoltre il «piano di ascolto» sul progetto di riforma della scuola presentato ieri dal governo Renzi. Il presidente del Consiglio preferisce non chiamarla «consultazione» ma «co-progettazione» che avverrà in «co-design jams, barcamp o world cafès». Agli sudenti verrà fornito il kit «La Buona Scuola» con il quale organizzare «dibattiti» negli istituti. «La scuola — si legge nel opuscolo “La buona scuola” consultabile sul sito pas​so​do​po​passo​.ita​lia​.it — deve diventare una vera risposta strutturale alla disoccupazione giovanile e l’avamposto del rilancio del Made in Italy».

Per il momento, il dato più concreto è l’assunzione dei 150 mila precari a settembre 2015 e il concorso per altri 40 mila abilitati all’insegnamento tra il 2016 e il 2019. Il costo sarà, a regime, di 4 miliardi di euro che il governo intende trovare con dal risparmio sulle supplenze e dalla spending review.

Forte è lo scetticismo tra i sindacati e i presidi, immediata è stata la reazione negativa degli studenti che scenderanno in piazza il 10 ottobre. Piero Bernocchi dei Cobas, giudica positivamente l’annuncio sui precari, ma critica la competizione tra i docenti prevista dalla riforma «meritocratica» e la sollecitazione agli investimenti privati, in un quadro di potenziamento dei rapporti con le imprese. «In termini generali è un piano ambizioso, ma ci sono degli aspetti di difficilissima applicazione». Così Massimo Di Menna, segretario generale della Uil Scuola. L’Unicobas conferma lo sciopero del 17 settembre e critica il sistema di valutazione dei docenti. Il Codacons ricorrerà contro lo strapotere dei presidi, mentre i presidi rimandano a settembre la riforma. Per loro, oggi, la valutazione degli insegnanti non è possibile. Gli studenti dell’Uds mancano misure per il diritto allo studio. «La riforma privatizza sostanzialmente l’istruzione».

La Flc-Cgil giudica positivamente l’assunzione dei 150 mila precari, ma chiede chiarimenti sulle coperture finanziarie. Negativo invece è il silenzio del governo sul blocco del contratto della scuola da 7 anni. Il sindacato di Domenico Pantaleo critica gli aspetti meritocratici della riforma: l’abolizione degli scatti di anzianità degli insegnanti, l’idea della valutazione individuale delle competenze:«Si piega l’istruzione ai bisogni dell’impresa». Il sindacato promette di mobilitarsi e continuerà l’interlocuzione con il governo.


lunedì 1 settembre 2014

La mafia ama gli inchini, ma odia l'educazione

bella la vignetta di Biani su Il Manifesto di oggi





sabato 30 agosto 2014

DINA BERTONI JOVINE: azione educativa e spirito umano


(..) Ogni individuo che ci si presenta e' un individuo a se' che somiglia agli altri individui per alcune leggi generali di sviluppo, per attitudini comuni, ma ha sempre una caratteristica sua personale per cui reagisce agli stimoli in maniera personale. (..)
Lo spirito umano e' un qualche cosa che non si piega a nessuna forma predeterminata, che non risponde alle voci che vengono dall'esterno sempre alla stessa maniera, che si può dire abbia una reazione diversa per ogni momento e per ogni circostanza. Di qui la difficoltà dell'azione educativa.

Dina Bertoni Jovine, prima lezione ad aspiranti maestre, 1962
sta in "Educazione, storia, società" ( a cura di Angelo Semeraro), Congedo, 1990, pp. 34-35

lunedì 25 agosto 2014

Ennesimo tentativo controriformistico sulla scuola: i piani dell'accoppiata Renzi-Giannini per trasformarla definitivamente in azienda al servizio del mercato


Roberto Ciccarelli su 'Il Manifesto' di oggi:



Roberto Ciccarelli3 m
ROMA
Isti­tu­zione della «meri­to­cra­zia» tra gli inse­gnanti e riforma della pro­fes­sione docente su tre fasce sti­pen­diali: inse­gnanti ordi­nari, esperti e senior. Lo sti­pen­dio dei pro­fes­sori a scuola sarà così legato al «merito» e non all’anzianità di ser­vi­zio. Da isti­tu­zione pub­blica, la scuola ita­liana verrà tra­sfor­mata secondo i cri­teri azien­da­li­stici dove c’è la con­cor­renza tra i dipen­denti e i diri­genti sulla base del loro ren­di­mento nella for­ma­zione degli stu­denti e della «pro­dut­ti­vità» degli isti­tuti in cui lavo­rano. «Chi fa di più prende più soldi» è l’idea di fondo dell’esecutivo.
Poi c’è l’eliminazione delle sup­plenze brevi per 400 mila docenti pre­cari iscritti alle gra­dua­to­rie di isti­tuto e crea­zione dell’«organico fun­zio­nale». Quello «di fatto», sul quale è orga­niz­zata la scuola ita­liana dovrebbe andare in sof­fitta. Sono i punti prin­ci­pali della «riforma» della scuola alla quale sta­rebbe lavo­rando il governo Renzi in vista dell’atteso Con­si­glio dei mini­stri di venerdì 29 agosto.
In quella occa­sione, il mini­stro dell’Istruzione Ste­fa­nia Gian­nini pre­sen­terà una «visione» arti­co­lata in «29 linee guida». «I sup­plenti non saranno eli­mi­nati fisi­ca­mente» ha pre­ci­sato ieri Gian­nini al mee­ting di Comu­nione e Libe­ra­zione a Rimini.

Per Gian­nini le sup­plenze andranno «ricon­si­de­rate», anche per­ché «si sa già dall’inizio dell’anno sco­la­stico quali sono i posti da sosti­tuire sta­bil­mente» ma «un mec­ca­ni­smo per­verso che ci tra­sci­niamo da decenni non ci con­sente di lavo­rare se non con l’organico di diritto e quindi di riem­pirlo attra­verso le gra­dua­to­rie». Il suo obiet­tivo è «ragio­nare in ter­mini di orga­nico fun­zio­nale e non di orga­nico di diritto che si distin­gue dall’organico fun­zio­nale. Le sup­plenze non fanno bene nè a chi le fa nè a chi le riceve».

Si parla inol­tre di un ripe­scag­gio della «legge Aprea» che il governo Monti era stato costretto a riti­rare dopo una mas­sic­cia mobi­li­ta­zione degli stu­denti medi nel 2012; del per­fe­zio­na­mento dell’alternanza «scuola-lavoro» sul «modello tede­sco»: gli stu­denti degli isti­tuti pro­fes­sio­nali e tec­nici andranno a lavo­rare da apr­pen­di­sti sin dal 4° anno. Si voci­fera di un piano straor­di­na­rio di immis­sioni (100mila) in ruolo su tutti i posti vacanti e un con­corso ogni due anni. Per Mimmo Pan­ta­leo (Flc-Cgil) «se rispon­dono a verità le indi­scre­zioni sugli scatti e la meri­to­cra­zia fuori dal sistema con­trat­tuale per noi è inac­cet­ta­bile». Le «linee guida» ver­ranno discusse per due mesi da set­tem­bre. Il «pac­chetto» dovrebbe con­tare su fondi ulte­riori rispetto al miliardo stan­ziato sull’edilizia scolastica.