le lenti di Gramsci

giovedì 28 marzo 2013

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lunedì 18 marzo 2013

Dopo il risultato elettorale: Fare i conti con la realtà e non riproporre schemi precostituiti



Questa analisi di Vladimiro Merlin, segretario PdCI di Milano, e ripresa dal sito di Marx 21, mi sembra al momento la più convincente e realistica, sia per quanto attiene alle tendenze di fondo dell'elettorato, sia per la linea politica necessaria ai comunisti italiani. Ve la riproponiamo:

Il risultato dell’ultima consultazione elettorale ha riservato alcune sorprese sulle quali è bene riflettere.

Il primo dato è che PDL e Lega sono ancora in campo ed hanno sostanzialmente pareggiato il risultato del centrosinistra ( PD + SEL ).
E’ questo solo il frutto della “genialità”, come sostengono i suoi sostenitori, di Berlusconi, delle sue capacità mediatiche, del fatto che ha demagogicamente “lisciato il pelo” al suo elettorato dicendogli quello che voleva sentirsi dire, oppure c’è ben altro? Io penso che ci sia ben altro. Ed è il fatto che tutto ciò è potuto riuscire perché nella società italiana di oggi la cultura e l’ideologia della destra è ancora egemone e maggioritaria.
Quando, come nelle ultime ammnistrative il centrosinistra ha vinto lo ha fatto perché larga parte dell’elettorato di destra si è astenuto ( ed in più il centrosinistra ha quasi sempre messo assieme tutte le forze del suo schieramento ), ma né il centrosinistra né la sinistra sono realmente riusciti ad intaccare l’egemonia culturale ed ideale che la destra ( Berlusconi ma anche la Lega) ha saputo costruire negli ultimi 20 anni.

E’ vero il PDL ha perso molti voti ( sia in valore assoluto che in percentuale ) ed anche la Lega, ma siccome è aumentato l’astensionismo ( ed il 25% è andato a Grillo ), il dato che conta, cioè quello di chi effettivamente vota, è che la destra ha sfiorato la vittoria.

Inoltre dobbiamo considerare che molto del voto a Monti è rappresentato da un elettorato conservatore , che magari non accetta più né Berlusconi né la Lega, ma nei contenuti fondamentali condivide la cultura del centrodestra. Infine si deve aggiungere il fatto che anche nel voto a Grillo vi è una componente di elettorato della destra che mantiene le idee e la cultura di provenienza ( come hanno dimostrato anche alcuni degli eletti ).
Se mettiamo assieme tutti questi pezzi vediamo che il bacino sociale in cui può pescare la destra è ancora molto ampio, addirittura potenzialmente maggioritario, e quindi il problema della destra e della sua pericolosità non è assolutamente risolto oggi in Italia.
Ha preso quindi una enorme cantonata chi in campagna elettorale ( e anche prima ) ha sostenuto che Berlusconi e la Lega erano ormai sconfitti ed in via di sparizione.

Ed una cantonata ancora più grossa la prende chi insiste, nonostante l’evidenza dei dati concreti del voto, a continuare a rimuovere o sottovalutare questa realtà.

Cosa che invece non fanno i lavoratori ed il nostro popolo che percepiscono in modo forte il pericolo di una vittoria della destra ed ancora una volta il verdetto è stato chiaro e netto, in questo senso, molta parte di esso ha scelto il voto “utile” per esorcizzare il rischio di una vittoria di Berlusconi .
Sarà che vivo in Lombardia ( dove peraltro la destra ha vinto ancora, e parliamo di una regione che vale circa il 16% dell’elettorato italiano ) ma io questo dato l’ho ritrovato ovunque dal mio luogo di lavoro al quartiere in cui vivo ecc..
Ma, al di la del dato empirico e personale, sono i risultati elettorali che parlano chiaro, il voto “utile” non ha agito solo su Rivoluzione Civile o altri che erano fuori dagli schieramenti principali ma anche dentro di essi ( tutti ) dove i voti sono stati risucchiati sempre dal partito più importante.
Nel centrosinistra il PD ha assorbito anche quote di elettorato di SEL, nel centrodestra il PDL ha largamente concentrato su di sé il voto a spese di Fratelli d’Italia, ma anche della Lega, fra gli stessi centristi la lista di Monti ha di fatto cancellato non solo FLI ma anche l’UDC.

Questo è il portato di tutti sistemi maggioritari accentuato, però, ancora di più dalle specificità della situazione italiana.

E’ un meccanismo questo di cui abbiamo già più volte avuto riscontro anche nel passato, più o meno recente, il caso a mio parere più eclatante è stato quello delle ultime elezioni comunali di Torino dove, a fronte di un Fassino che ancora il giorno prima del voto si schierava con Marchionne, gli stessi lavoratori della FIOM votavano lui pur di non avere un altro Cota anche in comune, e lasciavano la FDS al solo 1,5% ( che credo sia il risultato più basso della storia di PRC e PDCI in quella città).

Questo risultato diventa ancora più eclatante se pensiamo che negli stessi giorni a Milano la FDS, all’interno di una alleanza di centrosinistra per cacciare la Moratti, prendeva il 3,5% ( cioè oltre il doppio del risultato torinese ).
Dobbiamo avere chiaro che questo meccanismo ( per quanto deprecabile ) resterà in campo finché non verrà meno almeno qualcuno dei 3 fattori che lo alimentano e che sono:

1) La presenza di una destra forte in grado di vincere
2) Un sistema elettorale di tipo fortemente maggioritario che cancella il voto per le forze minori
3) La debolezza di radicamento e di consenso dei comunisti e della sinistra di alternativa che non permette loro di ottenere una rappresentanza che, per quanto modesta o ridotta dal sistema maggioritario, le consenta di svolgere un ruolo negli ambiti istituzionali e quindi permetta una sua autonomia elettorale senza soccombere al meccanismo del voto “utile” ( o del voto “perso” che avvantaggia la destra).
E’ sufficiente che qualcuno di questi fattori si modifichi per consentire maggiori spazi politici, ma non è la situazione di oggi.

Oggi la condizione migliore per poter ottenere uno spazio politico è di essere parte di un’alleanza di centrosinistra , il che non significa che magari si possa essere costretti a scelte diverse, se per esempio il PD scegliesse Monti e chiudesse a sinistra, ma una cosa è praticare una linea corretta e non riuscire a realizzarla, altra cosa è scegliere e praticare il suicidio o la sconfitta per propria volontà.
Non solo, è bene dirlo chiaro che una vittoria ed un governo di centrosinistra, con i comunisti nella alleanza anche se magari non nel governo, sarebbe un quadro politico molto più positivo per i lavoratori e per gli stessi comunisti, rispetto ad un governo PD-Monti con i comunisti fuori dal parlamento, altrimenti siamo al tanto peggio tanto meglio che non ha mai funzionato nella storia del movimento operaio.

Infine dobbiamo considerare che molto probabilmente ci ritroveremo a breve ad un nuovo giro elettorale e non si può certo pensare di riuscire in così breve tempo a strappare chi sa da dove i voti necessari a raddoppiare il consenso ottenuto da Rivoluzione Civile.
Non da Grillo come si è già cercato di fare nella campagna elettorale appena conclusa, ottenendo l’effetto di sdoganalo a sinistra e facilitando, invece, un flusso di voti in senso opposto, dal bacino della sinistra al movimento 5 stelle.

E neppure da chi già nel primo giro ha votato per “utilità” il Centrosinistra, perché la prima volta si poteva pensare che, almeno alla Camera, Rivoluzione Civile fosse in grado di superare lo sbarramento. Oggi, invece, anche molti che l’ hanno votata con quella convinzione sanno che non è così, ma per di più tanti ( anche il PD e SEL ) erano convinti che il centrosinistra avrebbe vinto e che Berlusconi fosse a “ distanza di sicurezza” , ma ora tutti sanno che solo lo 0,36% separa il centrosinistra dalla destra e quindi ogni voto diventa determinante per non far vincere la destra.

Una situazione simile si è verificata alle regionali lombarde dove , sapendo che Ambrosoli e Maroni se la giocavano all’ultimo voto, elettori del centro e di Grillo hanno votato per il centrosinistra o hanno fatto il voto disgiunto su Ambrosoli.

Insistere quindi a ripercorrere la stessa strada che abbiamo appena percorso con Rivoluzione Civile ci porterebbe non solo a replicare la sconfitta ma ad un tracollo ancora più pesante, peggiorando ulteriormente un dato che già ci mette in grave difficoltà e spinge verso una nostra emarginazione politica.
Anche perché dobbiamo prendere atto che il PD non ha pagato il prezzo del suo appoggio al governo Monti cedendo consenso a sinistra, ed anche qui le ragioni sono molteplici, ma in parte verso l’astensionismo e in parte verso Grillo e quest’ultimo è un voto che, ormai dovrebbe essere chiaro, non serve a rafforzare una prospettiva di sinistra, ma semmai contribuisce, a modo suo e inconsapevolmente per chi lo ha votato, al tentativo di distruzione/emarginazione di una sinistra vera e di classe nel nostro paese ( e pare lo abbiano ben capito anche gli americani tanto è vero che l’ambasciatore USA in Italia in un liceo romano ha invitato i giovani a cambiare sostenendo Grillo ).
E se questo meccanismo di “smascheramento” del PD che alcuni ritengono possa essere il risultato di un suo spostamento a destra non ha funzionato dopo aver sostenuto per 1 anno e mezzo il governo Monti figuriamoci se può funzionare nel prossimo giro in cui il governo Monti sarebbe un fatto ormai più distante dall’attenzione degli elettori.
Infine quei dati cui facevo riferimento prima e che mettono la destra al pari del centrosinistra creano una situazione nuova in cui anche il PD può ritenere importante recuperare nell’alleanza di centrosinistra anche liste piccole come i comunisti , i verdi o altri che pur apportando ognuno una percentuale anche modesta, sommate assieme possono determinare la differenza tra la sconfitta e la vittoria, anche perché questo è stato il modo con cui Berlusconi è arrivato al 30% avendo il PDL il 21%, il 4% la Lega e raggranellando il 5% da varie liste minori, mettendo cioè assieme nel centrodestra tutte le forze che ha potuto raggruppare.
Questo potrebbe essere il modo con cui i comunisti possono tornare a riproporre il loro simbolo e le loro posizioni politiche, e dove questo è avvenuto come in Molise ( ma era accaduto anche a Parma ) i risultati sono stati migliori delle aspettative, e comunque superiori ai vari “ poli” e liste “ nuove” che si sono ripetutamente sperimentati dall’Arcobaleno in poi e che hanno avuto tutte un risultato fallimentare.
Da ultimo vorrei che tutti riflettessimo attentamente su quello che è accaduto in Grecia, dopo un primo giro elettorale che ha portato ad una situazione di ingovernabilità non ha vinto il centrosinistra ma la destra che pure era stata travolta dagli scandali e dalle sue responsabilità di governo all’inizio della crisi, non solo, il KKE che pure è un partito radicato con un consenso consolidato, forti rapporti con il sindacato ecc. ha dimezzato i propri voti, e la maggioranza dei voti dell’elettorato progressista è andato a Syriza che se non è simile al PD è perlomeno simile al PDS.

Una ulteriore riflessione merita il risultato del Movimento 5 stelle perché molti si chiedono, senza riuscire a darsene una spiegazione, come mai il moto di rabbia in larga misura provocato dalle conseguenze della crisi economica, e la conseguente richiesta di cambiamento che ne deriva sia confluita quasi completamente su Grillo e non sia stata raccolta, almeno in parte, da Rivoluzione Civile.

Alcuni pensano che la maggiore carica di “radicalità” espressa da Grillo o la “potenza” dei “nuovi strumenti” telematici siano la spiegazione di questo fenomeno, questi fattori possono aver avuto una loro funzione ma il motivo vero è un altro.
Il motivo vero è che la cultura di fondo di Grillo e del suo movimento non è in contrasto con la cultura dominante nella nostra società , e neppure con la cultura di destra che negli ultimi 20 ha permeato il cosiddetto “senso comune”.
Quando dice che i partiti sono “morti” e sono il male da spazzare via ( tutti ) riprende non solo i concetti e la terminologia di Hitler e di Mussolini, ma anche del MSI e di larga parte del neofascismo e del qualunquismo.
Quando dice che i sindacati sono superati e devono essere spazzati via e sostituiti da “qualcosa d’altro” non solo riprende concetti di chi abbiamo già detto ma anche delle destra conservatrice non fascista come la Tatcher o lo stesso Monti (che poi fa finta di criticare).

Questi sono solo i due esempi più eclatanti , si potrebbe continuare, ma questi aspetti sono mescolati e mascherati da altri come il No TAV, un certo tipo di politica ambientalista, dei ( finti ) attacchi alla Fornero ecc. che fanno apparire a molti elettori di sinistra il Movimento 5 stelle come un soggetto che propone un cambiamento in senso progressista.

Anche questa non è una novità il Partito Fascista di Mussolini, e poi sempre i fascisti e la destra hanno preso parti e contenuti dei programmi della sinistra e se ne sono appropriati in senso demagogico, salvo poi praticare una volta giunti al potere la politica che conosciamo.
Ancora oggi Casapound ed altri movimenti neofascisti fanno operazioni di questo tipo.
Qualcuno avrebbe dovuto insospettirsi del fatto che tutti i mass-media abbiano “pompato” Grillo, dandogli uno spazio enorme e riportando ampiamente le sue sparate senza deformarle, criticarle, o ridicolizzarle come invece hanno sempre fatto con i comunisti e la sinistra.
Proprio perché in larga misura la cultura del Grillismo raccoglie idee forza e “senso comune” già ampiamente radicate nel corpo sociale ed ha potuto amplificarle tramite la condiscendenza dei media è riuscito a spostare facilmente la protesta, che montava da varie direzioni della nostra società, verso di sé.

Ben più difficile è per i comunisti e la sinistra di alternativa che non solo debbono raccogliere la protesta ma indirizzarla verso idee che contrastano fortemente con il “ senso comune”, e questo spiega il motivo fondamentale, non l’unico, per cui il Movimento 5 stelle è riuscito a catalizzare su di se la protesta.

Ma questo significa anche che tale voto non è automaticamente un voto “nostro” come pensa qualcuno, certo una parte di quel voto, nella sua componente progressista, potrà forse essere recuperato ma non sarà facile, e non bisogna far passare troppo tempo, altrimenti come è stato per quegli operai che in passato votavano PCI e poi hanno votato Lega si rischia che quello che può apparire come un occasionale spostamento motivato da confusione, si consolidi in una egemonia che poi è difficile spezzare e recuperare.
Non ho qui lo spazio per sviluppare un ragionamento sul nostro partito, se andremo a breve al congresso avremo modo di approfondire questo aspetto fondamentale, mi limito a dire che a quanto leggo alcuni ritengono che la strada sia una riunificazione con il PRC per “ricostruire un unico Partito Comunista” non so come questo possa essere possibile dato che vedo che il PRC va in altre direzioni, la maggioranza con Ferrero pensa al “Partito Sociale”, e chi come me viene dal PRC sa bene che è cosa ben diversa dalla ricostruzione del Partito Comunista, e se non ho inteso male mi pare che lo stesso Grassi ritenga che gli spazi per un Partito Comunista oggi in Italia non ci siano più e quindi pensi ad una componente comunista dentro a soggetti di sinistra di alternativa, se così è non si capisce su quali basi si possa condurre il processo di unificazione, considerato anche che l’esperienza della FDS ha dimostrato non solo scarsi risultati ma anche scarsa volontà unitaria, per quanto riguarda le esperienze che conosco, da parte del PRC.

mercoledì 13 marzo 2013

Giuseppe Aragno: la valutazione del governo scaduto

Questo articolo di “Fuoriregistro” è uscito – e poteva uscire solo – su un giornale: “Il Manifesto“. Se avete a cuore il futuro della scuola pubblica, perciò, compratelo e sostenetelo sempre: Il “Manifesto” è una voce libera schierata a difesa della scuola statale.
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E’ uno strano neonato, un “sanguemisto“, figlio illegittimo di incontri clandestini tra la destra reazionaria e il furore ideologico di un tecnico del capitale. Nato venerdì scorso, è stato battezzato come comanda una prassi ormai consolidata: “Consiglio dei Ministri, Decreto numero 72 dell’8 marzo 2013“. Ligio al dovere, il “Sole24Ore” ha annunciato il lieto evento con la consueta faccia tosta padronale: il Governo “scaduto“, infatti, per il giornale della Confindustria non solo ha “acceso il semaforo verde definitivo” per una delibera ormai indifferibile, ma ha anche risposto all’ansiosa attesa della scuola. Si direbbe quasi che gli insegnanti, consapevoli d’essere tutti, senza eccezioni, una manica d’incapaci sfaticati e convinti e di aver perciò meritato i tagli devastanti, i mancati investimenti, le classi pollaio, le campagne di stampa sui fannulloni e il discredito generalizzato dovuto alle accuse dei loro stessi ministri, non attendano altro che il giorno del giudizio. La scuola, pervasa finalmente di spirito cristiano, si sarebbe ormai attestata sul religioso principio della rassegnazione: quando riceve un ceffone, porge l’altra guancia e a suon di botte s’è rimbecillita.
Per il “Governo dell’ordinaria amministrazione” – e la stampa che ancora lo sostiene – il decreto era necessario, perché, si racconta, se i ministri non l’avessero varato, la scuola non avrebbe più avuto accesso ai fondi europei. Di qui la scelta sul filo di lana. A guidare il sistema d’ora in avanti penserà l’Invalsi; il ministro parla ovviamente di “autovalutazione” e mette in ombra la via prescelta, controllata invece da nuclei esterni incaricati di intervenire sui percorsi di miglioramento dell’apprendimento e, di fatto, sul funzionamento delle scuole.

In realtà, mentre l’esito delle elezioni politiche dimostra chiaramente che il Paese non si fida degli uomini chiamati a governarlo senza consultazioni elettorali e dei partiti che si sono assunti la grave responsabilità storica di appoggiarli, le scuole della repubblica sono ora obbligate a rispondere delle inevitabili conseguenze dell’incompetenza ministeriale e di politiche per la scuola che hanno dato il colpo di grazia al sistemo formativo. Da settembre personale amministrativo, docenti e dirigenti scolastici dovranno render conto a un’agenzia esterna che ha già fatto pessima prova e, non bastasse, a genitori trasformati in acquirenti del “prodotto scuola” immesso sul “mercato“. Ciò, a prescindere dal contesto in cui essi operano, dal peso insostenibile delle scelte politiche di chi ha governato e, per finire, dalle responsabilità non di rado decisive delle famiglie stesse nel fallimento scolastico degli alunni. Tra le più velenose “novità“, il decreto presenta, infatti, la “Rendicontazione sociale delle istituzioni scolastiche“, che ha un significato chiaro ed estremamente grave: diagnosi e terapia dell’agenzia esterna chiamata a valutare sono verità di fede scientificamente provate e non si discutono, sicché a cuor leggero il Ministero, giunto il momento delle iscrizioni, renderà pubblico il presunto valore delle Istituzioni scolastiche “prima e dopo la cura“, in modo che “la diffusione dei risultati raggiunti, attraverso indicatori e dati comparabili“, consenta alle famiglie di scegliere le scuole “migliori“.
Non è difficile capirlo: per la libertà d’insegnamento il colpo è mortale. In questo senso, lo scontro che si è aperto l’anno scorso tra docenti e autorità scolastiche negli Usa, che della valutazione “marca Profumo” sono la patria, è molto indicativo. La pietra dello scandalo, infatti, l’origine della protesta, è stata l’imposizione di test standardizzati che hanno determinato il proliferare di società pronte a far profitto valutando il “merito” a scapito del tempo dedicato alla formazione di coscienze critiche. Quando si è giunti a impegnare per le prove qualcosa come dieci giorni di un anno di scuola, i docenti hanno manifestato il sospetto fondato che una valutazione così concepita punti a cancellare la scuola vera, quella che anche negli Usa è l’unica, grande opportunità di riscatto sociale e di crescita civile. Di fronte a un sistema che produce profitti per le minoranze e nega diritti alla collettività, la protesta è montata e non si è mai veramente spenta. Le molte classi mandate allo sfascio, le pretese arbitrarie e gli incontrollabili abusi di meccanismi in grado di controllare e allo stesso tempo sfuggire ai controlli, hanno alimentato timori fondati di una crisi irreversibile del sistema formativo, All’ordine del giorno sono così rapidamente giunte le vicende sintomatiche di ottimi docenti licenziati in nome di un sospetto “svecchiamento“; docenti che, guarda caso, erano proprio quelli che godevano della maggior fiducia di genitori, studenti e collettività e avevano con ogni probabilità un solo demerito: pensavano e inducevano a pensare. Nella scorsa primavera, quando sono stati resi noti i risultati dei test e le scuole ritenute a “basso rendimento” – “scheletri” secondo i Soloni che popolano l’equivalente statunitense dell’Invalsi – hanno conseguito i punteggi più alti, un sondaggio ha rivelato che il 97 % dei genitori boccia la sedicente “modernizzazione” e i miracoli della decantata “oggettività anglosassone“, Una “oggettività” così cieca e sospetta, da fare della globalizzazione l’occasione per un furto di diritti che è ormai sotto gli occhi di tutti e trascina la formazione nell’occhio di un ciclone costruito ad arte per piegare la scuola pubblica agli oscuri disegni del capitalismo.

dal blog di Giuseppe Aragno
Uscito su “Fuoriregistro” il 12 marzo 2013 e sul “Manifesto” il 13 marzo 2013 con titolo Un governo scaduto si accanisce sulla scuola.

Pubblicato in Carta stampata e giornali on line
Contrassegnato da tag "Sole24 Ore", Autovalutazione, Consiglio dei Ministri, Decreto n. 72 / 8-3-2013, docenti, Fuoriregistro, Invalsi, Profumo, Rendicontazione sociale, scuola, USA, valutazione

giovedì 7 marzo 2013

Hasta la victoria, comandante Chavez!




Esprimiamo profondo cordoglio per la tragica scomparsa del Presidente Ugo Chavez Frias: un uomo che per tutta la vita si è speso per l’avanzamento del socialismo nel Venezuela e in tutto il Sud America, rappresentando un modello alternativo possibile (e anzi necessario) al capitalismo imperialista che ha fatto sprofondare l’Umanità nella peggiore crisi sociale, economica e culturale dal Dopoguerra ad oggi. La nostra battaglia non è solo per la sicurezza nei luoghi di lavoro, per un lavoro sicuro e dignitoso. E' la lotta per affermare la costruzione di una società nuova, quella socialista che, in Venezuela, su impulso del Presidente Chavez e grazie all’apporto di milioni di venezuelani, pur tra mille difficoltà, ha gettato le basi per il miglioramento delle condizioni di vita degli oppressi e degli sfruttati e costituisce oggi la possibilità reale di una vita migliore per milioni di persone non solo in Venezuela ma, grazie al suo esempio, anche in altri Paesi di tutto il mondo. La lotta intrapresa dal Venezuela sulla via del socialismo è un faro che illumina di speranze l’umanità in questa epoca difficile.

Ugo Chavez vive nelle lotte di tutti coloro che si battono per una società in cui i morti sul lavoro, lo sfruttamento e l’oppressione siano una barbarie del passato.



 Ex lavoratori ThyssenKrupp Torino