le lenti di Gramsci

sabato 23 gennaio 2010

La morte di Giorgio Baratta, studioso di Gramsci

Giorgio Baratta è stato tra i fondatori della International Gramsci society e della Igs Italia, di cui era presidente. Fondatore e presidente del network Immaginare l'Europa, da ultimo aveva collaborato a fondare e dirigere Terra Gramsci, nata in Sardegna in collegamento con la Igs Italia.
Baratta ha insegnato a lungo filosofia nell'Università di Urbino, studiando la filosofia del Rinascimento e dell'Illuminismo, Husserl, Sartre, il marxismo, arrivando infine alla "scoperta" di Gramsci, della cui figura e opera divenne instancabile diffusore, oltre che uno degli studiosi più apprezzati e conosciuti nel mondo.
Tra i suoi ultimi libri (tutti pubblicati da Carocci editore): Le rose e i quaderni (2000 e 2003), Antonio Gramsci in contrappunto (2007), Leonardo tra noi (2007). Ha collaborato al Dizionario gramsciano 1926-1937 , scrivendo molte voci di vario argomento.
Organizzatore culturale creativo e attivissimo e attraversato da una vena artistica che affondava le proprie radici nella sua stessa famiglia, Baratta è stato autore di ricerche e interventi su vari argomenti musicali (Leonardo e la musica; Verdi nella cultura italiana; poesia e musica nella bossa nova; il pensiero musicale di Adorno, ecc.) e ha prodotto e realizzato innumerevoli eventi culturali (molti dei quali dedicati al Brasile: Napoli-Bahia), convegni, rassegne, film (fu ideatore e soggettista di Gramsci l'ho visto così , regia di G. Amico; e realizzò New York e il mistero di Napoli. Viaggio nel mondo di Gramsci raccontato da Dario Fo ).
Le socie e i soci della Igs-Italia

giovedì 21 gennaio 2010

Obbligo scolastico? In officina

Si dice: «l’istruzione fa la differenza», perché permette di aumentare sia la produttività generale che lo stipendio individuale. Quindi, cosa fa questo governo? Permette di trascorrere l’ultimo anno di istruzione obbligatoria (il secondo anno delle superiori, in un percorso regolare) sotto forma di «contratto d’apprendistato». Gli «accordi di Lisbona», nel 2000. avevano fissato l’anno appena iniziato come il traguardo da tagliare per una matura «economia della conoscenza». Ben arrivata, Italia!
La Commissione lavoro del Senato, ieri mattina, ha approvato un emendamento – presentato dalla maggioranza – al disegno di legge sul lavoro, collegato alla Finanziaria. In cui è previsto che l’apprendistato possa valere a tutti gli effetti come assolvimento dell’obbligo dell’istruzione. Avete presente quel che fanno già spontaneamente molti genitori poveri, nei territori più arretrati? Non mandano più i figli a scuola, perché servono le loro braccia per portare a casa qualche euro in più. Si chiama «dispersione scolastica» e viene da decenni combattuta in molte forme. Ora non più. Diventa legalissima, anzi, equivale «quasi» a un titolo di studio, purché avvenga «solo» tra i 15 e i 16 anni di età.

Un ministro incommentabile come Maurizio Sacconi ci ha tenuto a rilasciare il suo personale giudizio su questa misura: «Non si tratta per nulla di anticipare l’età di lavoro, ma di consentire il recupero di un giovanissimo demotivato a seguire gli altri percorsi educativi attraverso una più efficace modalità di apprendimento in un contesto lavorativo. Si tratta in ogni caso di una possibilità in più e del riconoscimento comunque che il lavoro è parte del processo educativo di una persona». C’è da pensare, dunque, che si possa prima o poi essere messi al lavoro anche prima dei 15 anni, tanto sempre «educazione» è. Non a caso, il testo risulta in conflitto con almeno due leggi esistenti da molto tempo: l’obbligo scolastico e l’età minima per poter lavorare, entrambe fissate a 16 anni.

Immediate le reazioni politiche e sindacali, con il Pd che tramite Fioroni – ex ministro dell’istruzione – parla di «inaccettabili salti indietro nella formazione»; l’Idv di «governo ignorante che incita all’ignoranza». La Cgil vi nota «l’abbassamento dei diritti», criticando la becera «propaganda» sui temi del «lavoro per i i giovani e la lotta al sommerso». Critiche senza appello arrivano anche dalle assai più bendisposte (di solito) Cisl e Uil, che parlano di «emendamento da ritirare».

Tra l’allarmato e l’ironico, invece, la reazione dei diretti interessati. Mentre la Fgci invita il presidente Napolitano a non controfirmare il testo (che dovrebbe iniziare il percorso in aula già lunedì prossimo), la Rete degli studenti coglie il nesso tra il testo e i fatti di Rosarno: «e ora tutti a raccogliere le arance!». Complice anche l’altro ministro, Brunetta, che nei giorni scorsi aveva straparlato di una «legge per mettere fuori di casa» chi aveva più di 18 anni di età.

Il decreto lavoro, frutto di mediazioni con il Pd, contiene anche un’unica cosa positiva: il ripristino della gratuità per le cause di lavoro (che era stata cancellata proprio per scoraggiare i lavoratori dal far ricorso contro licenziamenti, ecc). Ma il punto sull’apprendistato «istruttivo» è davvero l’elemento che mette in chiaro l’idea di società che anima questa maggioranza. I giovani in difficoltà con l’assolvimento dell’obbligo scolastico sono, com’è noto, quelli con alle spalle famiglie decisamente povere. Avallare la possibilità di mandarli al lavoro appena un anno dopo la licenza media – a prescindere oltretutto dal merito scolastico – significa, com’è stato osservato subito, «bloccare la possibilità di mobilità sociale».

Peggio ancora, visto che proprio ieri è stato approvato dalla Camera anche il regolamento di riforma delle superiori, che prevede tra l’altro la soprpessione di migliaia di cattedre. Il combinato disposto è quindi chiarissimo: chiudere con l’istruzione «diritto universale» e «risparmiare» sul personale, riducendo la platea dei potenziali «clienti». Persino il senatore Rusconi, del Pd, è stato costretto a riesumare la definizione di «indirizzo classista» per questo schema.

I Cobas, che ieri stavano protestando davanti Montecitorio insieme alla Cgil e altri settori del mondo della scuola, hanno perciò confermato senza esitazioni lo sciopero generale della scuola, proclamato per il prossimo 12 marzo
di Francesco Piccioni su “Il Manifesto

mercoledì 20 gennaio 2010

repressione per i blogger in Internet. Fermiamoli!

Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza





(D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero

D'Alia (UDC) identificato dall'articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet/;



la prossima settimana Il testo approderà alla Camera diventando l'articolo nr. 60.

Il senatore Gianpiero D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della"Casta".

In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare

attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog.



Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi,

anche se all'estero; il Ministro dell'Interno, in seguito a comunicazione

dell'autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto

l'interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.



L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.



Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per

l'apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di

ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali.



Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta!

In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in Italia l'unica informazione non condizionata e/o censurata.



Vi ricordo che il nostro è l'unico Paese al mondo dove una /media company/ ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.

Il nome di questa /media company/, guarda caso, è Mediaset



Quindi il Governo interviene per l'ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un'impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d'interessi.

Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di /normalizzare/ con leggi di repressione internet e tutto il istema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.



Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!

Mentre> negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in> Italia il

governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.



Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista

specializzata Punto Informatico.

Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c'è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema dialettico.



>

> Fate girare questa informazione

martedì 5 gennaio 2010

Luigi De Magistris su Taranto

L'UE NON DIMENTICHI LA LEZIONE DI TARANTO
A Taranto si produce, ma si muore anche. Città fra le più inquinate d'Europa, la condizione ambientale che caratterizza questo centro del Sud Italia pone un problema ancora oggi irrisolto: quello del ricatto inaccettabile che vuole la salute dell'ambiente e dei cittadini sacrificata per garantire il livello occupazionale. Il lavoro è un diritto e va sempre tutelato, ma un diritto altrettanto primario è quello alla vita, che non può essere compromesso dalle sole necessità economiche. Credo fermamente che si possa creare occupazione anche garantendo salute e tutela ambientale, basta praticare politiche economiche compatibili con la natura: lavoro e ambiente possono camminare insieme. Anzi devono farlo. Non è il caso di Taranto, purtroppo, che vede un incremento della mortalità del 20-40% rispetto alla media regionale, come accertato dalla relazione dell'Arpa Puglia (che riprende i dati rilevati dal Centro Europeo Ambiente e Salute dell'Oms), oltre che dall'Atlante comunale delle cause di morte prodotto dall'Osservatorio epidemiologico della Regione. La soluzione dunque è arrivare ad una riconversione delle attività produttive che garantisca un'alternativa di lavoro, mentre si deve sempre cercare di imporre il rispetto dei parametri europei per quel che riguarda l'inquinamento industriale. Un inquinamento che a Taranto è prodotto non esclusivamente dall'Ilva, ma da una serie di industrie dislocate nell'area. Non solo il Governo italiano, ma anche l'Europa devono quindi assumersi la responsabilità di porre fine ad un ingiusto ricatto che grava su Taranto e su tante altre città. Per questo ho presentato un'interrogazione alla Commissione europea in merito al grave ritardo nell'aggiornamento degli standard europei della Brefs sull'impatto ambientale degli impianti industriali. Lo stabilimento siderurgico dell'Ilva ha da tempo avviato una procedura per ricevere l'Aia (Autorizzazione integrata ambientale) dal Ministero dell'Ambiente. Si tratta di un nullaosta che autorizza l'esercizio di un impianto in rispetto degli standard di impatto ambientale stabiliti dalla direttiva europea Ippc. Per ricevere questo via libera è necessaria l'adozione delle Bat europee (Best avaible techniques), come previsto dalle Brefs (Best avaible techniques reference document): sono standard di impatto ambientale stabiliti da un network scientifico internazionale che comprende autorità ambientali dell'Ue, industrie, università, istituti di ricerca. Tutti coordinati dall'Ippc Bureau (Institute for prospective technological studies) della Commissione europea. Attualmente le brefs (gli standard) in vigore per il settore siderurgico (lo stesso dell'Ilva) risalgono alla fine degli anni '90: perciò ho chiesto alla Commissione di spiegare il motivo del ritardo europeo nel varare parametri di riferimento più aggiornati, basilari per tutelare la salute di milioni di cittadini ed evitare 'altre' Taranto.
Dal blog di Luigi De Magistris, 29/12/2009

venerdì 1 gennaio 2010

NOI, LA FOGLIA PERENNE

Capodanno 2010



agli amici, ai compagni

a chi è ancora capace di fremere di indignazione di fronte alle ingiustizie del mondo

a chi non accetta passivamente l’immondo stato di cose presente

a chi vuole ancora camminare eretto e a testa alta

a chi pensa che il mondo così com’è non sia un destino ineluttabile

a chi ritiene che ribellarsi all’ingiustizia, allo sfruttamento, all’oppressione è giusto, e necessario, e possibile

a chi è ancora capace di coltivare il dubbio e non abbocca alle grandi menzogne del sistema massmediatico

agli operai, che, gettati sul lastrico dalla crisi del capitale, si organizzano e lottano

all’altra metà del cielo che insieme con l’oppressione del capitale soffre quella ereditata dai precedenti sistemi di sfruttamento

ai giovani che questo sistema lascia sempre più senza prospettiva di vita autonoma realizzata attraverso la propria attività, e mantiene in uno stato di minorità

agli scrittori, agli artisti, ai registi che non si accontentano di “consolare nelle sofferenze”, ma si propongono di “consolare dalle sofferenze”

ai popoli che soffrono l’oppressione e lo sfruttamento del sistema del capitale e dell’imperialismo, e non si piegano

l’augurio che il nuovo anno consolidi resistenza, solidarietà, unità nella lotta per restituire all’umanità la dignità che questo sistema ogni giorno calpesta.



Ferdinando



Ogni solco ha un nome, vi è una foglia perenne che rimonta sui rami di notte a primavera

A fare il giorno nuovo



dalla poesia “Montescaglioso” (1949-50) di Rocco Scotellaro